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L'Ambulatorio
Sono molti i richiedenti asilo e rifugiati che hanno bisogno di cure mediche e sostegno psicologico. Per loro è stato aperto nel 1995, nei locali accanto alla mensa, l’ambulatorio. Tutti i pomeriggi, in Via degli Astalli, le stanze si riempiono di persone in cerca di cure mediche, assistenza psicologica o semplici indicazioni sui propri diritti nell’ambito dell’assistenza sanitaria.
Oltre a un ristretto numero di operatori e alla psicologa, il cuore dell’ambulatorio è costituito dai medici volontari, che prestano il loro tempo e la loro professionalità ai richiedenti asilo e ai rifugiati.
L’obiettivo principale dell’ambulatorio è l’orientamento verso le strutture sanitarie pubbliche: la maggior parte degli utenti del Centro ha infatti diritto all’assistenza del Servizio Sanitario Nazionale. In altri termini, possono rivolgersi alle strutture pubbliche proprio come gli italiani. Purtroppo l’esperienza quotidiana dell’ambulatorio Astalli dimostra che questo diritto viene esercitato solo raramente. Ai più ovvi ostacoli linguistici e culturali si aggiunge non di rado una scarsa consapevolezza dei propri diritti da parte degli stranieri e la mancata conoscenza di questi stessi diritti da parte degli operatori sanitari.
D’inverno il numero degli utenti aumenta inevitabilmente: alle ferite profonde delle torture, ai traumi subiti durante il viaggio e alle patologie più gravi, si aggiungono tutti i disagi di chi vive per strada.
Grazie alla convenzione con il Banco Farmaceutico, che ogni anno distribuisce i farmaci raccolti, e al sostegno di alcune farmacie private, che periodicamente fanno donazione di medicinali, l'abulatorio riesce a far fronte all'indigenza in cui versano molti pazienti rifugiati.
Perché la tutela della salute diventi anche un’occasione di integrazione, dal 2004 l’ambulatorio del Centro Astalli coordina, con incontri periodici, i lavori del Gris (Gruppo Immigrazione Salute), un gruppo di lavoro che comprende ASL, Comune di Roma e varie associazioni territoriali del settore.
La convinzione dell'utilità di creare uno spazio di raccordo tra una realtà specificamente dedicata ai migranti forzati, come l’ambulatorio del Centro Astalli, e il mondo della sanità pubblica, ha dato vita, nel 2007, al
progetto SAMIFO (Centro per la salute dei migranti forzati).


