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Giornata del Rifugiato: il messaggio del JRS internazionale

19/06/09

 

“E' estremamente preoccupante che i Paesi più ricchi del mondo continuino a sottrarsi alle proprie responsabilità nei confronti dei rifugiati. Invece di accogliere persone costrette dalla povertà estrema e dalla violenza ad abbandonare le proprie case, non fanno che chiudere violentemente le porte. Il loro comportamento sta rendendo insostenibile il sistema globale di protezione internazionale”, afferma il direttore del JRS internazionale Peter Balleis SJ.

Il 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato, il JRS fa appello ai governi affinché rispettino i loro obblighi in materia di diritti umani e creino un ambiente favorevole all'integrazione dei rifugiati e dei migranti. Il JRS ricorda anche ai cittadini che non sono impotenti; i governi hanno bisogno del loro consenso per agire. Se i cittadini diventano più sensibili ai bisogni dei migranti forzati, i governi saranno incoraggiati a migliorare le loro politiche.

Gli Stati sviluppati sono i primi a implementare politiche e misure legislative che impediscono ai rifugiati di entrare e rimanere nei loro territori. Il governo italiano rimanda illegalmente migranti senza documenti in Libia senza neppure tentare di determinare se hanno o meno bisogno di protezione. Le autorità statunitensi impediscono indiscriminatamente l'arrivo di barche che trasportano haitiani in fuga da povertà e gravi violazioni dei diritti umani. Le condizioni dei richiedenti asilo in Grecia sono così gravi che alcuni Stati europei non la considerano più un Paese sicuro in cui chiedere protezione internazionale. I politici e i media descrimono l'arrivo degli stranieri come una minaccia alla pubblica sicurezza o all'identità cuturale comune.

Troppo spesso il contributo positivo dato da rifugiati e migranti al benessere economico e culturale degli Stati ospiti è trascurato. Non viene riconosciuto il fatto che i rifugiati non scelgono di lasciare le loro case, che sono costretti a migrare. Di conseguenza, gli Stati in via di sviluppo sono lasciati soli a sobbarcarsi la responsabilità di accogliere l'80% della popolazione rifugiata mondiale. “La politica delle 'porte aperte' nei Paesi in via di sviluppo sta rapidamente mutando. Il messaggio - non c'è posto per loro nell'albergo - è stato ricevuto forte e chiaro da molti Paesi in via di sviluppo - Burundi, Cambogia, Kenya, Panama, Tailandia - che stanno adottando politiche sempre più restrittive nei confronti della popolazioni sfollate. Questi Paesi hanno visto che gli Stati più ricchi, spinti dalla paura dell'altro, non sono più interessati a condividere la responsabilità per la protezione internazionale a livello mondiale”, sostiene padre Balleis.

Eppure, alcuni Stati già sovraccarichi hanno dimostrato che accettare un numero maggiore di rifugiati entro i propri confini è possibile. Lo scorso dicembre, il governo ecuadoriano ha iniziato un processo che porterà a regolarizzare lo status di oltre 50mila rifugiati, finora non riconosciuti. Due mesi fa, il Sud Africa ha annunciato l'adozione di procedure per garantire protezione temporanea a oltre un milione di cittadini dello Zimbabwe in fuga dalle loro case. Più di un decennio di misure sempre più draconiane in materia di migrazioni forzate non ha ridotto il numero di rifugiati nel mondo; ha solo intensificato le sofferenze dei più vulnerabili. Chiudere gli occhi davanti ai rifugiati compromette i principi di giustizia e solidarietà su cui sono costruite tutte le società libere. Aprire i nostri cuori alla sofferenza ci porta ad accogliere l'altro.

Ufficio stampa:

JRS Ufficio Internazionale
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