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Morire di speranza
26/06/09
"Insieme ad alcuni dei loro cari, che sono oggi fra noi, facciamo memoria di quanti hanno perso la vita fuggendo dall'Asia, dal Medio e Estremo Oriente, dal continente americano, dall'Africa e dall'Europa". Alla lettura di ciascuno dei nomi di alcune delle migliaia di vittime dei viaggi verso l'Europa, nella Basilica di S. Maria in Trastevere gremita e raccolta in un silenzio commosso, si accompagnava l'accensione di una candela. Morire di speranza è una tragica assurdità, di cui si parla troppo poco.
La veglia di preghiera ecumenica promossa da Centro Astalli, Comunità di Sant'Egidio, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche in Italia e ACLI ha visto la partecipazione di moltissime comunità, che hanno contribuito ad animare la celebrazione con i loro canti.
L'immaginetta distribuita a tutti i partecipanti rappresentava un'immagine dell'arca di Noè. "Come l'arca salvò la vita a Noè e ai suoi durante la grande tempesta del diluvio", ha detto l'arcivescovo Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, che presiedeva la celebrazione, "così noi preghiamo che i numerosi uomini e donne che ora stanno viaggiando per terra e per mare per fuggire alla tempesta in cui si sono trovati, possano essere accolti e non respinti".
Iniziative analoghe sono state organizzate in questi giorni a Vicenza, a Catania e a Palermo.


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