Anni di storie, di incontri, di coraggio condiviso. Un saluto a chi ha fatto parte di questa comunità speciale.
🎪 Un ultimo giro di pista
Gli operatori e le operatrici di Casa di Giorgia
Abbiamo sempre amato pensare a CdG come a un piccolo circo.
Non un luogo dell’eccezionale, ma un luogo dell’umanità. Un tendone aperto in cui persone molto diverse tra loro si sono incontrate, riconosciute e, per un pezzo di strada, hanno condiviso la stessa pista.
In questi anni abbiamo accolto voi, donne provenienti da paesi lontani, madri in cerca di un nuovo inizio, bambini e bambine che avete portato movimento e stupore, donne transgender che avete cercato uno spazio in cui essere viste e accolte per ciò che sono. Ognuna di voi è arrivata con il proprio bagaglio di esperienze, paure, desideri e speranze. Ognuna di voi, a modo proprio, è stata un’artista di questo circo speciale.
Voi donne funambole, capaci di avanzare su fili sottilissimi sospesi tra precarietà e coraggio, cercando ogni giorno di non perdere l’equilibrio tra ciò che lasciavate alle spalle e ciò che stavate costruendo davanti a voi.
Voi donne trapeziste che, dopo aver lasciato andare tutto ciò che conoscevate avete trovato il coraggio di lanciarvi nel vuoto affidandovi alla speranza che qualcuno, dall’altra parte, fosse pronto ad accogliervi.
Voi donne domatrici di tempeste, che avete attraversato paure e cadute profonde senza smettere di cercare la vostra strada. Con coraggio e pazienza avete ritrovato la vostra voce, insegnandoci che il coraggio più grande spesso cresce nel silenzio.
Voi madri giocolieri, impegnate a tenere in aria mille cose contemporaneamente: la cura dei figli, il lavoro da cercare, le ferite da guarire, il futuro da immaginare. Eppure, nonostante la fatica, avete continuato a far girare tutto senza smettere di sorridere ai vostri bambini.
E poi voi, bambine e bambini: i veri clown poetici del nostro circo. Non quelli che nascondono la tristezza dietro il trucco, ma quelli che sanno ricordare agli adulti che si può ancora ridere, giocare, stupirsi e che la meraviglia é una cosa seria. Siete stati la musica improvvisa durante le giornate più pesanti, la corsa inaspettata nella pista quando tutto
sembrava fermo, la prova che la vita trova sempre il modo di farsi spazio.
Voi donne transgender avete portato qualcosa di prezioso e raro: il coraggio degli illusionisti che, davanti a un mondo che spesso pretende di definirli, continuano ostinatamente a rivelare la propria verità. Ci avete insegnato che la più grande trasformazione non è un trucco di scena, ma il diritto di essere sé stessi, anche quando il mondo guarda con
diffidenza.
E accanto a loro ci siete stati voi.
Volontarie e volontari, amici e amiche della casa. Forse siete stati la rete sotto il trapezio, quella che non cerca applausi ma rende possibile il volo. Oppure i maestri di pista, che accompagnano senza dirigere, che osservano senza giudicare e che sanno quando è il momento di intervenire e quando quello di lasciare spazio. Siete stati le mani che aiutano a rialzarsi dopo una caduta, le luci accese quando la pista sembrava troppo buia, i custodi silenziosi di tante storie.
Come in ogni circo, ci sono stati giorni di meraviglia e giorni di fatica. Giorni di applausi e giorni di silenzio. Momenti in cui tutto sembrava funzionare e altri in cui si procedeva a tentoni. Ma è proprio questa imperfezione ad aver reso autentica la nostra comunità.
Ora il tendone sta per essere smontato.
Ma chi ha vissuto un vero circo sa che il circo non coincide con il luogo che lo ospita. Vive nelle relazioni che ha costruito, nei legami che continuano a viaggiare, nelle storie che si portano avanti anche quando la pista resta vuota.
E così sarà anche per questa casa.
Le porte si chiuderanno, ma tutto ciò che qui è stato condiviso continuerà a camminare dentro le persone che l’hanno attraversata. Come la segatura che resta sulle scarpe dopo l’ultimo spettacolo, porteremo con noi tracce di questo viaggio comune: leggere, invisibili agli occhi degli altri, ma impossibili da dimenticare.
Come accade alla fine di ogni spettacolo, le luci si abbasseranno e la pista tornerà silenziosa. Ma chi è stato parte del circo sa che il vero spettacolo non finisce con l’ultimo applauso: continua nei passi di chi riparte, portando con sé un po’ della meraviglia incontrata lungo il cammino.
E forse il nostro saluto è tutto qui: un tendone che si chiude, centinaia di storie che continuano il viaggio e la certezza che, per un tratto prezioso delle nostre vite, siamo stati insieme sotto lo stesso cielo di tela.
Vogliamo fermarci un momento su questo tendone e guardare indietro, verso tutte le persone che, nel corso degli anni, lo hanno tenuto in piedi.
Operatrici e operatori che hanno scelto di stare – non solo professionalmente, ma con tutto sé stessi – accanto a chi attraversava momenti di grande vulnerabilità. Che hanno imparato a dosare la vicinanza e la distanza, a non risolvere ma ad accompagnare, a restare anche quando era difficile.
Volontarie e volontari che hanno portato il loro tempo, che è la cosa più preziosa che si possa offrire, senza chiedere nulla in cambio se non la possibilità di esserci. Che hanno insegnato l’italiano, giocato con i bambini, preparato da mangiare, ascoltato in silenzio, tradotto parole e mondi.
Amiche e amici della casa: quanti sono passati da questa pista anche solo per un giorno, una cena, una festa. Che hanno creduto in questo progetto, lo hanno sostenuto, lo hanno raccontato ad altri. Che hanno fatto sentire tutti coloro che hanno abitato Casa di Giorgia mai soli.
A ognuno di voi, un grazie che non si esaurisce con la chiusura di queste porte. Avete fatto parte di questo circo anche voi, con la vostra presenza, la vostra cura, la vostra fedeltà. E il circo, come sapete, non dimentica nessuno dei suoi.













Foto: Beatrice Lencioni, Mirko D’Accurzio, Francesco Malavolta

