XXI Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio: il quadro dell’immigrazione nella regione

La XXI edizione dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio analizza popolazione straniera, permessi di soggiorno, sistema di accoglienza, inclusione lavorativa e il percorso verso l’autonomia delle donne rifugiate.

Presentata la XXI edizione dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS con il sostegno e la collaborazione dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. Il rapporto offre una panoramica aggiornata del fenomeno migratorio nella Capitale e nella regione, attraverso dati statistici e approfondimenti tematici, tra cui il contributo del Centro Astalli dedicato all’inclusione delle donne rifugiate.

Ecco i principali dati emersi.

I numeri della popolazione straniera nel Lazio

Al 31 dicembre 2024, nel Lazio risiedono 651.033 cittadini stranieri, pari al 12,1% della popolazione straniera residente in Italia. La maggior parte vive nella città di Roma (521.761 persone, l’80,1%), mentre la restante quota è distribuita tra le province di Latina, Viterbo, Frosinone e Rieti. Nella regione sono presenti 189 diverse comunità straniere: la più numerosa è quella rumena (29,3%), seguita da Bangladesh (7,1%, in forte crescita con 2.251 residenti in più rispetto all’anno precedente), Filippine (6,3%), India (5,1%) e Ucraina (4,2%, con un incremento di 1.080 persone). Quasi la metà degli stranieri residenti proviene dall’Europa (49%), il 28,4% dall’Asia, il 14,1% dall’Africa e l’8,5% dalle Americhe.

Permessi di soggiorno: cresce la protezione internazionale

Le persone titolari di un permesso di soggiorno nel Lazio sono 419.156, con un aumento del 2,6% rispetto al 2023. Negli ultimi dieci anni è cambiata profondamente la composizione dei motivi di soggiorno: i permessi per lavoro sono diminuiti di oltre la metà (-54,8%), passando dal 45,7% del 2015 al 22,6% dei permessi a termine nel 2024, mentre quelli legati alla protezione internazionale sono cresciuti da 17.000 a oltre 45.000 (+166,7%). Nella provincia di Roma, nel 2024, i permessi di soggiorno per asilo, richiesta di asilo e motivi umanitari hanno riguardato 2.798 persone; seguono Viterbo (861), Latina (616), Rieti (511) e Frosinone (344). In crescita anche i permessi per motivi familiari, che nel 2024 superano i 59.000 titolari e rappresentano il 33,2% del totale.

Accoglienza: il peso dei Cas e il ruolo del Sai

Il rapporto evidenzia come il sistema di accoglienza nel Lazio continui a essere caratterizzato da una gestione prevalentemente emergenziale. Nel 2024 i Centri di accoglienza straordinaria (Cas) erano 500, con 9.935 posti disponibili e 10.523 presenze. Nel 2025 le strutture sono salite a 528 (+5,6%), con 10.294 posti (+3,6%), oltre la metà dei quali (54,7%) nella Città metropolitana di Roma. Il Lazio concentra l’8,5% dei Cas presenti in Italia, il 10,2% della capienza nazionale e l’11% delle presenze complessive, confermandosi tra le principali regioni del sistema dell’accoglienza straordinaria.

Alla fine del 2024, il 72,6% delle persone accolte era ospitato nei Cas, mentre solo il 27,4% risultava inserito nel Sistema di accoglienza e integrazione (Sai). Nel 2025 il Sai regionale comprende 39 progetti (4,5% del totale nazionale), con un incremento dei posti da 3.182 a 3.315 (+4,2%). Di questi, 3.160 sono destinati all’accoglienza ordinaria, 117 ai minori stranieri non accompagnati e 38 a persone con disabilità o disagio mentale. I beneficiari accolti sono stati 3.980 (+6% rispetto al 2023), provenienti soprattutto da Nigeria (14,8%), Ucraina (9,5%) e Afghanistan (9,2%).

Minori stranieri non accompagnati: i dati 2025

Alla fine del 2025 i minori stranieri non accompagnati (MSNA) accolti nel Lazio erano 1.033, il 6,5% in meno rispetto all’anno precedente e pari al 6,1% del totale nazionale. Il sistema Sai dispone però di soli 117 posti dedicati. Oltre la metà dei minori (54,6%) risiede nella città di Roma, seguita dalle province di Frosinone (20,3%) e Latina (11,4%). L’87% è composto da ragazzi e quasi tre quarti provengono da Egitto (46,8%) e Ucraina (27,1%).

Lavoro e inclusione delle persone migranti nel Lazio

Sul fronte dell’inclusione lavorativa, nel 2024 nel Lazio sono stati registrati circa 1,9 milioni di contratti, di cui 280.863 destinati a cittadini stranieri, compresi 100.393 contratti a donne. L’incidenza maggiore si registra nelle province di Latina (37,6%) e Viterbo (24,3%), seguite da Rieti (20,1%) e da Roma e Frosinone (12%). Permane una forte segregazione occupazionale: gli uomini sono impiegati prevalentemente nei settori agricolo ed edile, mentre le donne lavorano quasi esclusivamente nel terziario, soprattutto nei servizi alla persona, nelle pulizie e nell’assistenza domestica. Il 68,1% delle assunzioni riguarda contratti a tempo determinato, il 22,9% contratti a tempo indeterminato e il 2,3% apprendistati.

Il contributo del Centro Astalli: dall’accoglienza all’autonomia delle donne rifugiate

Il contributo “Dalla protezione all’autonomia: politiche e pratiche per l’inclusione delle donne rifugiate”, a cura del Centro Astalli (pp. 53–56 del dossier), evidenzia come i percorsi di accoglienza e inclusione delle donne rifugiate richiedano un approccio che superi una visione esclusivamente assistenziale. Il testo sottolinea la necessità di adottare una prospettiva intersezionale, capace di considerare l’intreccio tra genere, status migratorio, condizioni socioeconomiche, età, provenienza culturale, eventuali disabilità e vissuti di violenza o trauma. Questi fattori, infatti, si influenzano reciprocamente e determinano forme specifiche di vulnerabilità e di esclusione.

L’articolo propone un approccio gender-sensitive, cioè sensibile alle differenze di genere, che riconosca i bisogni specifici delle donne senza ridurle alla loro condizione di vittime. Le esperienze di persecuzione, migrazione forzata e violenza possono rappresentare elementi importanti della loro storia, ma non devono definire la loro identità né orientare esclusivamente gli interventi di accoglienza.

L’obiettivo principale diventa quindi il raggiungimento dell’autonomia, intesa come processo complesso che comprende l’accesso all’istruzione, al lavoro, alla salute, all’abitazione, ai servizi di supporto, alla partecipazione sociale e alla possibilità di costruire relazioni significative. Per favorire questo percorso è necessario sviluppare interventi personalizzati, multidisciplinari e continuativi, che valorizzino competenze, risorse e capacità delle donne, promuovendo la loro autodeterminazione.

Il contributo evidenzia inoltre come una presa in carico efficace richieda la collaborazione tra servizi sociali, sanitari, enti del terzo settore e istituzioni, affinché l’inclusione non si limiti alla protezione iniziale ma favorisca una reale partecipazione alla vita della comunità. In questa prospettiva, il superamento di un approccio semplificato e vittimizzante rappresenta una condizione essenziale per riconoscere le donne rifugiate come soggetti attivi, titolari di diritti e protagoniste del proprio progetto di vita.

Leggi la scheda di sintesi dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio

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