Ventisette giorni alla deriva nell’Atlantico: morti 83 migranti sulla rotta verso le Canarie

Nell’Atlantico, come nel Mediterraneo, si continua a morire. Ancora un naufragio, questa volta a circa 65 miglia nautiche a sud-est di Gran Canaria, dove un’imbarcazione con a bordo decine di persone migranti è stato soccorso dopo 27 giorni trascorsi alla deriva in mare.

L’imbarcazione, partita dal Gambia il 7 agosto e diretta verso l’arcipelago spagnolo, trasportava secondo le testimonianze dei superstiti 128 persone, tra cui quattro donne e una neonata. Quando i soccorritori del Salvataggio Marittimo spagnolo hanno raggiunto il natante, poco dopo le 23 di mercoledì 2 settembre, hanno trovato 44 persone ancora in vita e cinque corpi senza vita.

Le condizioni del mare, caratterizzate da forti venti fino a 20 nodi, non hanno permesso di recuperare le salme. Tre dei superstiti, trovati in gravi condizioni, sono stati trasferiti in elicottero all’ospedale di Gran Canaria, mentre gli altri 41 sono stati condotti al porto di Arguineguin, dove hanno ricevuto assistenza dai servizi sanitari e dai volontari della Croce Rossa. Sei persone sono state ricoverate per disidratazione e disorientamento.

Secondo la Ong Caminando Fronteras, che monitora le vittime e le violazioni dei diritti umani lungo le rotte migratorie tra l’Africa occidentale e l’Europa, sarebbero almeno 83 le persone morte nel naufragio, tra cui tre donne e una neonata. Un bilancio destinato a confermare ancora una volta la pericolosità della rotta atlantica verso le Canarie, una delle principali vie di accesso all’Europa per chi parte dalle coste dell’Africa occidentale.

Secondo l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nei primi otto mesi del 2026 sono arrivate alle Canarie 5.163 persone, il 57% in meno rispetto alle 12.126 registrate nello stesso periodo dello scorso anno; un calo che continua a non raccontare la disperazione e il rischio affrontato da chi, in fuga da guerre, persecuzioni, violenze e cambiamento climatico, è costretto a mettersi in viaggio a bordo di imbarcazioni fragili.

Il naufragio di Gran Canaria riporta così al centro una realtà che troppo spesso è ridotta a semplici numeri. Ventisette giorni trascorsi nell’oceano, tra fame, sete e disperazione, fino a trasformare quello che avrebbe dovuto essere un viaggio verso la salvezza nell’ennesima tragedia del mare. Sono vite spezzate lungo una rotta che, anche quando gli arrivi diminuiscono, continua a chiedere un prezzo umano troppo alto.

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