L’anno nero dei diritti umani: il nuovo Rapporto Amnesty

Lo scorso 29 aprile è stato presentato a Roma il Rapporto 2021-2022 di Amnesty International Italia sulla situazione dei diritti umani nel mondo. L’edizione di quest’anno, a cura di Infinito Edizioni contiene cinque panoramiche regionali e schede di approfondimento su 149 paesi.

570 pagine, arricchite da una serie di infografiche che presentano i principali global trends, che evidenziano come, nel post pandemia, sia stata disattesa da parte dei governi, la promessa di «ricostruire meglio e affrontare le diseguaglianze». Acuito inoltre il restringimento ai diritti a partire dalle nuove norme introdotte per ridurre la libertà di stampa e manifestazione pacifica adottate da 67 Stati su 154 esaminati

Sono almeno 84 gli Stati – ossia il 54% – che imprigionano difensori dei diritti umani mentre 48 i Paesi che praticano i respingimenti attraverso i confini o i rimpatri illegali di migranti e rifugiati; ben 85 Stati – il 55% del totaleha fatto un uso eccessivo e non necessario della forza durante le manifestazioni.

Nel corso della presentazione, Emanuele Russo, il presidente di Amnesty Italia, ha posto l’accento sul divario nell’accesso ai vaccini anti-Covid, che segna un record in negativo in Africa dove ha riguardato «solo l’8%; per questo il Rapporto annuale di quest’anno viene lanciato a livello globale a Johannesburg, in Sudafrica. L’Africa è la prova evidente di quanto tutti i proclami fatti affinché il mondo si unisse per uscire dalla pandemia siano stati vuoti». Una disparità di cui sono responsabili «i governi, pronti a proteggere gli interessi nazionali, che permettono la corsa ai profitti dei colossi farmaceutici».

Questo sistema, che non mette al centro il diritto alla salute, di tutti, anche dei più vulnerabili, rivela «un esplicito disprezzo da parte dei leader mondiali verso i diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale». Un processo, ha chiarito Russo, «che già avevamo denunciato a partire dal 2019, ma che la pandemia ha accentuato: l’occasione di garantire l’accesso ai servizi sanitari per tutte le popolazioni a livello globale è stata volutamente persa».

In merito ai flussi migratori: «L’accoglienza rapida e lodevole di tre milioni di ucraini, in linea con la leggi internazionali, dimostra che quando vogliono, i governi sono in grado di creare protezione per chi fugge da guerre. Dimostra anche che negli ultimi 20 anni è stato deliberatamente imposto un blocco all’accoglienza per milioni di profughi», creando «categorie di persone di serie A e B». La società civile, ha concluso, «deve opporsi a questo».

Il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury, che ha presentato a Roma il rapporto annuale dell’organizzazione, ha definito il 2021 “l’anno nero per i diritti” riferendosi al colpo di Stato dei militari in Myanmar, al ritorno dei talebani in Afghanistan, alla guerra civile nel nord dell’Etiopia e alla repressione delle proteste in Bielorussia, che sono solo alcuni dei peggiori eventi che hanno segnato il 2021 e i primi tre mesi del 2022. «In Myanmar almeno 1.700 manifestanti contrari alla giunta dei militari sono stati uccisi, e a questo si aggiungono le condanne alla leader Aung San Suu Kyi e la persecuzione sistematica della società civile». In Afghanistan, ha continuato Noury, «i talebani hanno replicato l’agenda retrograda e misogina del 1996, e per tante donne “si è spenta la luce”». Sempre in Asia, «la Cina preoccupa per le persecuzioni e il sistema di internamenti di massa della minoranza musulmana nello Xinjiang» mentre la nuova legge sulla sicurezza ha determinato a Hong Kong «il deserto per i diritti, con arresti e tante organizzazioni costrette a chiudere tra cui anche la nostra». Nel nord dell’Etiopia «ritroviamo l’orribile arma dello stupro di gruppo da parte dei tigrini sulla minoranza etnica degli amhara», che come ha evidenziato Noury, «è legata al carattere fortemente interetnico di questo conflitto». In America Latina creano allarme i 252 difensori dei diritti assassinati. «Tra queste uccisioni – ha riferito Noury – 128 si sono avute in Colombia, mentre il Messico si conferma il luogo peggiore per donne e giornalisti: i femminicidi confermati sono un migliaio mentre sono 17 i giornalisti uccisi tra il 2021 e i primi 3 mesi del 2022». Anche molte persone transgender sono state uccise per la propria identità: «375 persone nel mondo, di cui 136 nelle Americhe e 125 solo in Brasile». Infine a Cuba «c’è stata una repressione che non si vedeva da decenni, con circa 700 arresti legati alle proteste di luglio».

Passando all’Europa, Noury cita i nove anni di carcere scattati per l’oppositore russo Aleksey Navalny e poi le tante di persone torturate e arrestate in Bielorussia per aver manifestato contro la rielezione del presidente Aleksander Lukashenko. Aggiunge inoltre come “il governo ha compiuto atti da vera e propria “impresa criminale”: il dirottamento aereo di un volo Rynair per arrestare un giornalista, il tentato sequestro di un’atleta alle Olimpiadi di Tokyo e, non ultimo, il traffico di esseri umani. Mi riferisco alle migliaia di persone che Minsk ha incoraggiato con l’inganno a venire da Iraq, Siria o Afghanistan, attirandole con la promessa di poter entrare facilmente in Europa, e poi spinte al confine con la Polonia, determinando un “ping pong” di respingimenti senza possibilità di richiedere asilo che rappresenta una macchia grave per l’Ue».

Il Medio Oriente e il Nord Africa inoltre assistono ad una continua violazione dei diritti umani: «Israele ha continuato a violare i diritti dei palestinesi con gli insediamenti illegali nei Territori occupati e le violenze», fatti che Amnesty «ha documentato nel recente report sui crimini di apartheid compiuti da Israele». In Iran «proseguono le persecuzioni di persone con doppio passaporto». Bene il rilascio di due prigionieri irano-britannici ma «resta a rischio di venire giustiziato da un momento all’altro il medico irano-svedese Ahmadreza Djalali, di cui l’Italia dovrebbe occuparsi dal momento che questo scienziato ha lavorato all’università di Padova». C’è poi l’Arabia Saudita dei record per persone giustiziate: «108 – è il calcolo elaborato da Amnesty – solo in questi primi tre mesi».

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