“Il 2025 è stato un anno di elezioni, resistenza e conflitti, che ha messo alla prova l’integrità delle istituzioni democratiche e i principi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani”. è quanto emerge dal World Report 2026 di Human Rights Watch (HRW), l’organizzazione non governativa internazionale che delinea la situazione inerente alla difesa e al monitoraggio dei diritti umani in oltre 100 paesi nel mondo.
Le violazioni dei diritti umani registrate nell’anno, in particolare nell’ambito di processi elettorali corrotti, conflitti e atti persecutori, continuano a minare l’integrità delle istituzioni democratiche, sferzando continui colpi al diritto umanitario.
A livello globale, l’intensificarsi della repressione delle libertà di espressione in Russia, India, Cina, Venezuela e il perpetuarsi dei conflitti armati a Gaza, in Sudan, in Ucraina, hanno prodotto un impatto devastante sulla vita delle persone. In Ucraina, gli attacchi russi contro obiettivi civili sono aumentati in intensità e precisione, causando oltre 14.534 vittime civili e 38.000 feriti.
In Siria, a 15 anni dall’inizio del conflitto, il governo transitorio di Ahmad al-SHara’ ha avviato i primi passi verso la responsabilità per i crimini commessi dal precedente regime, istituendo nuovi organismi dedicati alla ricerca delle migliaia di persone scomparse durante il conflitto. Tuttavia, HRW denuncia l’incompletezza di questi sforzi, caratterizzati inoltre da una trasparenza limitata. Nonostante la fine delle sanzioni statunitensi ed europee nel 2025, nel Paese oltre il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.
A Gaza e nella Cisgiordania occupata, le forze israeliane hanno intensificato una campagna di violenza che comprende crimini di guerra, crimini contro l’umanità, atti di genocidio e pulizia etnica contro la popolazione palestinese. gli attacchi israeliani hanno causato la morte di oltre 69.000 palestinesi, tra cui più di 19.000 bambini. Israele ha usato la fame come arma di guerra impedendo l’entrata di aiuti umanitari all’interno della Striscia per oltre 11 settimane. Centinaia di civili, inoltre, sono stati uccisi mentre cercavano cibo. In Cisgiordania, le operazioni militari israeliane hanno svuotato tre campi profughi nel nord del territorio, costringendo allo sfollamento forzato circa 32.000 persone.
In Cina, il presidente Xi Jinping ha proseguito la sua campagna repressiva per continuare a imporre uno Stato monopartitico e mettere a tacere ogni forma di dissenso, soffocando qualsiasi tentativo di promuovere una società civile libera, di sostenere una magistratura indipendente o proteggere i diritti delle minoranze etniche. Inoltre sono state ulteriormente limitate le libertà fondamentali a Hong Kong, dove centinaia di attivisti a favore della democrazia sono stati condannati a pene detentive molto dure.
L’inasprimento di forme repressive e le derive autoritarie hanno, tuttavia, alimentato la diffusione di mobilitazioni a livello globale. In Bangladesh, i protagonisti delle manifestazioni in protesta contro il fenomeno diffuso della corruzione e delle quote di lavoro restrittive a determinati gruppi etnici, sono stati i giovani studenti che hanno formato un vero e proprio movimento nazionale che ha spinto il Primo Ministro Sheikh Hasina a fuggire dal Paese. L’ondata di manifestazioni ha portato alla formazione di un governo ad interim che ha promesso riforme in materia di diritti umani.
In Sudan, dal 15 aprile del 2023, si consuma la più grande cirisi umanitaria al mondo. Il conflitto tra le Forze Armate Sudanesi e le Forze di Supporto Rapido (RSF) ha causato un’ondata di violenze diffuse nei confronti della popolazione civile, vittima di crimini di guerra e crimini contro l’umanità nell’ambito della campagna di pulizia etnica condotta dalle RSF nel Darfur Occidentale.
Il Rapporto evidenzia, inoltre, la preoccupante tendenza alla manipolazione elettorale e alla pratica del razzismo, dell’odio e della discriminazione che ha coinvolto molti processi elettorali lo scorso anno. Anche i governi più schietti e orientati all’azione hanno invocato gli standard dei diritti umani in modo debole o incoerente, alimentando la percezione globale che i diritti umani manchino di legittimità.
Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno subìto un duro attacco ai diritti e alle libertà. Il Rapporto denuncia, infatti, forti pressioni sull’indipendenza della magistratura, l’uso del potere esecutivo per intimidire media, università, studi legali e organizzazioni della società civile. La gestione delle politiche migratorie si basa su arresti di massa, detenzioni arbitrarie di richiedenti asilo e deportazioni di migranti verso Paesi terzi, dove esiste un rischio concreto di tortura e trattamenti inumani.
HRW delinea una situazione preoccupante anche per quanto riguarda l’Italia che “ha perseguito un modello repressivo di controllo dell’immigrazione che includeva la detenzione di persone in Albania in attesa di espulsione e l’ostacolo ai soccorsi umanitari in mare e ha ignorato un mandato di arresto internazionale nei confronti di un funzionario libico ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità”, oltre ad aver continuato a stipulare accordi controversi con Paesi terzi come la Libia e la Tunisia che violano costantemente i diritti umani delle persone migranti.
“Gli sforzi compiuti dalle istituzioni dell’Ue e dagli Stati membri per limitare a tutti i costi l’immigrazione nell’Unione” si legge nel Report, “hanno continuato a causare gravi violazioni dei diritti umani”. In un contesto fondato sull’esternalizzazione dei controlli sull’immigrazione, Bruxelles viene accusata di aver offerto un sostegno politico e finanziario, diretto o indiretto, a Paesi di transito come Tunisia, Libia e Mauritania, nonostante le loro pratiche restrittive e le violazioni dei diritti fondamentali.
L’immagine globale che emerge dal Report di Human Rights Watch è quella di un mondo in cui autoritarismo e impunità siano diventate le norme regolatrici di un mondo in cui il diritto internazionale viene percepito più come un ostacolo che come una risorsa.

