Le parole d’odio sono armi che uccidono

Il Centro Astalli esprime prima di tutto vicinanza e cordoglio alla giovane moglie di Emmanuel, richiedente asilo nigeriano barbaramente ucciso ieri a Fermo.

Riteniamo quanto mai fondamentale in questa circostanza ribadire che le parole di odio sono armi che uccidono.

Chi ha creduto di avere il diritto di offendere. umiliare, picchiare e poi uccidere un uomo e ridurre una donna in fin di vita soltanto perché neri dovrà assumersi la responsabilità delle proprie azioni secondo quanto verrà stabilito dall’autorità giudiziaria.

Ma ignoranza e razzismo ieri hanno ucciso e questo ci deve far riflettere perché non si tratta solo della responsabilità di un singolo. Ѐ forse un modo di pensare che serpeggia in una generazione che ritiene che la libertà di espressione contempli anche l’offesa, l’insulto e l’ingiuria e che l’aggravante dell’odio razziale sia solo una sfumatura di linguaggio e non un’arma che uccide la dignità di tutti.

P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, oltre a ribadire vicinanza e cordoglio a tutta la comunità colpita da questo tragica evento, afferma: “Siamo sconvolti, ma dobbiamo farci responsabilmente carico di un durissimo colpo inflitto al nostro vivere civile.
Moltissimi uomini e donne ogni giorno si impegnano per la costruzione di una società aperta e accogliente. Lo fanno bene e in silenzio. Da oggi con ancora maggiore impegno e dedizione lavoreremo perché la cultura della solidarietà e dei diritti permei ogni livello della società. Faremo in modo che tutti abbiamo l’opportunità di conoscere e ascoltare chi sono i rifugiati e quanto di buono c’è nella loro presenza in Italia. Così vogliamo onorare la memoria di Emmanuel”

 

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