Mediterraneo: ancora tragedie tra Lampedusa e Mar Egeo

Decine di vittime tra Lampedusa e Mar Egeo, con sopravvissuti in condizioni critiche: resta alta l’emergenza lungo le rotte migratorie

Nella notte tra martedì 31 marzo e mercoledì 1° aprile si è verificato l’ennesimo naufragio a circa 85 km dalle coste di Lampedusa.

Secondo le prime ricostruzioni, l’imbarcazione sulla quale viaggiavano oltre 70 persone era partita alcuni giorni prima dal porto libico di Abu Kammash, affrontando le condizioni meteo avverse degli ultimi giorni. La Guardia Costiera ha intercettato il natante in difficoltà e avviato le operazioni di soccorso, concludendo successivamente lo sbarco al molo Favarolo.

Le testimonianze dei sopravvissuti parlano di una situazione drammatica, con persone vive e cadaveri a bordo della stessa imbarcazione. Diciannove le salme recuperate, probabilmente a causa di ipotermia. Tra i sopravvissuti, almeno sette persone sono state ricoverate, cinque in condizioni gravissime anche per le esalazioni di carburante. Tra loro, un bambino di un anno che ha perso la madre durante il naufragio ed è stato tenuto in vita da un’altra donna presente a bordo.

Nelle stesse ore, un altro naufragio si è verificato nel Mar Egeo, al largo delle coste di Bodrum, dove almeno 18 persone hanno perso la vita dopo che un gommone ha iniziato a imbarcare acqua fino a capovolgersi.

Il Centro Astalli esprime profondo dolore e cordoglio per queste tragedie e per le innumerevoli vite che continuano a perdersi nel Mediterraneo.

Il numero crescente di vittime e dispersi evidenzia ancora una volta la mancanza di sistemi di soccorso adeguati. Finché non saranno garantite vie legali e sicure di ingresso per chi fugge da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani, la rotta del Mediterraneo continuerà a essere la più letale al mondo.

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