Naufragio al largo della Tunisia: 50 morti, un solo sopravvissuto. Centinaia i dispersi a causa del ciclone Harry

Ancora un naufragio, l’ennesimo, avvenuto al largo della Tunisia, ha spazzato via 50 vite trascinandole negli abissi della rotta migratoria più letale al mondo, quella del Mediterraneo centrale, resa ancora più pericolosa dall’ondata di forte maltempo provocata dal passaggio del ciclone Harry.

Un’imbarcazione con a bordo 51 persone si è rovesciata in mare dopo un giorno di navigazione. A darne testimonianza è l’unico superstite del naufragio che, dopo essere rimasto aggrappato per 24 ore a un relitto in acqua, è stato salvato dalla motonave Star che lo ha trasportato d’urgenza a Malta dove ora è ricoverato in gravissime condizioni di salute.

Secondo quanto riferito da Alarm Phone, l’imbarcazione era partita il giorno prima da Sfax, Tunisia, insieme ad altre 3 imbarcazioni con a bordo 150 persone di cui non si ha più notizia. La capitaneria di porto di Lampedusa ha avviato le operazioni di ricerca e soccorso in mare perlustrando l’area dove è avvenuto il naufragio, senza però trovare nulla, operazioni rese ancora più complicate dalle avverse condizioni metereologiche che imperversano su tutta l’area.

Secondo le informazioni disponibili, nei medesimi giorni in cui il ciclone Harry ha colpito il Sud della Sicilia e le isole, risultano disperse altre 8 imbarcazioni, partite dal porto di Sfax, con circa 380 persone a bordo, come segnalato dall’IMRCC alle unità presenti in zona.

Il bilancio delle vittime di questa ennesima tragedia in mare potrebbe essere, dunque, ancora più drammatico. Corpi persi, vite spezzate che vanno a sommarsi alle oltre 14 vittime registrate dall’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) dall’inizio del 2026.

Evitare queste stragi senza fine si può e si deve. Queste morti non possono essere considerate eventi imprevedibili o inevitabili. Il Centro Astalli continua a chiedere a gran voce di prediligere all’approccio securitario fatto di respingimenti e accordi con paesi che violano costantemente i diritti umani, un approccio umano che metta sempre al primo posto la sicurezza delle persone migranti, attraverso l’apertura di vie sicure e legali per permettere a chi è in fuga da guerre, persecuzioni e violenze di raggiungere un posto sicuro dove poter ricominciare, assicurando il pieno rispetto degli obblighi internazionali di tutela della vita umana. La gestione delle migrazioni non può prescindere dalla centralità dei diritti fondamentali e dal principio di responsabilità condivisa.

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