Naufragio nel Canale di Sicilia: salvati 32 migranti, decine di dispersi

Ennesima tragedia nel Mediterraneo. Un’imbarcazione carica di migranti è naufragata nel Canale di Sicilia nella serata del 4 aprile, Sabato Santo, causando decine di dispersi. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, a bordo del barcone viaggiavano circa 110 persone.

I soccorsi hanno tratto in salvo 32 migranti, recuperati inizialmente da due navi mercantili e successivamente trasferiti dalla Guardia Costiera italiana a Lampedusa. Tra loro anche un minore non accompagnato. Al momento sono stati recuperati due corpi senza vita, mentre si teme che circa 70-80 persone siano disperse in mare, presumibilmente decedute.

I migranti, provenienti principalmente da Pakistan, Bangladesh ed Egitto, erano partiti dalla Libia, da Tajoura nei pressi di Tripoli, a bordo di un’imbarcazione di legno lunga circa 12-15 metri. Dopo circa 15 ore di navigazione, le condizioni del mare, particolarmente mosso, avrebbero provocato infiltrazioni d’acqua fino al ribaltamento del natante.

Secondo le ricostruzioni, i naufraghi sarebbero rimasti in acqua per diverse ore prima dell’arrivo dei soccorsi. I superstiti, giunti a Lampedusa, sono stati accolti nell’hotspot dell’isola, dove si trovano in condizioni di forte shock e sono stati sottoposti a controlli medici.

Dolore e cordiglio per le vittime di questa tragedia che riaccende ancora una volta l’attenzione sulla pericolosità della rotta del Mediterraneo centrale, una delle più letali al mondo per chi tenta di raggiungere l’Europa, e sulla necessità di creare vie sicure e legali di ingresso per le persone in fuga, rafforzare i sistemi di soccorso e prevenire che il mare continui a trasformarsi in un confine di morte.

Ignorare o normalizzare eventi come questo significa accettare che la perdita di decine di vite diventi parte del quotidiano. Al contrario, è necessario un cambio di approccio che metta al centro la tutela della vita umana, il rispetto dei diritti fondamentali e una gestione condivisa e solidale dei flussi migratori. Perché nessuna persona dovrebbe essere costretta a rischiare tutto su un barcone per cercare un futuro migliore.

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