“Noi della Tendopoli”: dare un volto e una storia a chi vive ai margini

Vicini, ma lontani. Presenti, ma invisibili. È da questa contraddizione che nasce “Noi della Tendopoli”, il cortometraggio documentario che racconta la realtà della Tendopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria), dove vivono centinaia di braccianti agricoli provenienti dall’Africa subsahariana.

Il docufilm, della durata di 9 minuti, è stato presentato in anteprima nazionale domenica 19 luglio nella sala consiliare del Comune di San Ferdinando. Diretto da Massimo Borgese, con soggetto e sceneggiatura di Annalisa Cicerchia, è prodotto dalla Cm Creation’s di Caterina Costa, con il contributo della Fondazione Migrantes e il patrocinio del Comune di San Ferdinando.

La Tendopoli ospita, a seconda dei periodi dell’anno, tra 200 e 600 persone che lavorano nelle campagne della zona per raccogliere la frutta e la verdura che arriva sulle nostre tavole. Un insediamento nato come soluzione temporanea e diventato negli anni un luogo di precarietà permanente, segnato dalla mancanza di servizi essenziali, dalla fragilità abitativa e dall’isolamento sociale.

“Noi della Tendopoli” sceglie però di raccontare altro. Non è un’inchiesta né una denuncia: è uno sguardo rispettoso sulla vita quotidiana di chi abita questo luogo. Il film restituisce nomi, volti e storie a uomini arrivati dall’Africa attraverso percorsi difficili, spinti dalla ricerca di sicurezza e di un futuro migliore, e che oggi chiedono semplicemente di poter vivere con dignità.

Attraverso immagini di una giornata nella Tendopoli – il lavoro, gli spazi condivisi, i momenti di vita quotidiana e le relazioni che si costruiscono – il documentario mette al centro le persone, mostrando la loro forza, i legami di solidarietà e le aspirazioni che continuano a guidarle.

Il vero protagonista del film è chi vive nella Tendopoli e ha scelto di raccontarsi, permettendo alle telecamere di entrare nel proprio spazio di vita. Alcuni residenti hanno scelto di non essere ripresi in modo riconoscibile, ma tutti hanno contribuito a costruire un racconto fatto di dignità e desiderio di essere visti.

Un lavoro che invita a guardare ciò che spesso rimane nascosto e che può diventare uno strumento prezioso per percorsi di educazione civica, diritti umani, lavoro e inclusione, aiutando a superare stereotipi e semplificazioni per riconoscere l’unicità di ogni persona.

La scheda di presentazione

Per richiedere una proiezione del documentario presso le scuole, centri, ecc.:
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