Nota alla stampa – Il Centro Astalli condanna il rinnovo degli accordi con la Turchia (09.04.2021)

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, insieme al presidente del Consiglio Ue Charles Michel, in questi giorni è in Turchia per una visita ufficiale.

Uno dei capitoli più importanti affrontati durante l’incontro con il presidente Erdogan è stata la dichiarazione comune tra i leader dell’UE e la Turchia, firmata nel 2016 per contenere il flussi migratori verso l’Europa.

“La dichiarazione Ue-Turchia del 2016 rimane valida e ha portato risultati positivi. Ciò riguarda principalmente i rifugiati siriani e le loro comunità ospitanti in Turchia. Ma vale anche per la lotta alla tratta di esseri umani e al contrabbando” – ha sottolineato Von der Leyen -. Pertanto ci aspettiamoche la Turchia mantenga i suoi impegni. Ciò include la prevenzione delle partenze irregolari. E include anche la ripresa senza indugio delle operazioni di rimpatrio dalle isole greche alla Turchia”.

Il Centro Astalli rinnova il proprio dissenso rispetto a queste politiche di esternalizzazione delle frontiere che costringono migliaia di rifugiati a vivere contro la loro volontà in una sorta di limbo fatto di privazioni di diritti e dignità.

Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, afferma che: “Non dare protezione a chi scappa dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan e da altre gravi crisi umanitarie che interessano la zona del Medio Oriente da anni è una scelta politica priva di umanità che condanna rifugiati in cerca di salvezza.

Rinnovare un tale accordo vuol dire rifinanziare politiche di chiusura e difensive a scapito della vita dei migranti che chiedono protezione. È un accordo che viola palesemente le norme internazionali sull’asilo e tradisce i principi fondanti dell’Unione europea: solidarietà tra i popoli, rispetto dei diritti umani e impegno per la pace nel mondo. Oggi l’Europa conferma un passo nella direzione sbagliata”.

Il nostro appello ai media è di occuparsi della visita in tutti i suoi aspetti e che l’offesa arrecata alla presidente Von der Leyen sia condannata al pari dell’esclusione di migliaia di persone dal tavolo del riconoscimento dei diritti.

Nota alla stampa 09.04.2021

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