Rapporto ISMU: più stranieri, più lavoro ma restano disuguaglianze

Il 31° Rapporto di Fondazione ISMU presenta i dati sulle migrazioni in Italia con ampio spazio dedicato agli ambiti di convivenza e vita sociale.
Al 1 gennaio 2025, si contano 5 milioni e 898mila stranieri, (+143mila unità). Cresce il numero dei residenti pari al 9,1% della popolazione residente complessiva. Cresce anche il numero di persone che ha acquisito la cittadinanza italiana; la maggior parte sono giovani sotto i vent’anni rappresentativi delle seconde generazioni.
Nell’ambito lavorativo, anche a causa dell’invecchiamento demografico, il 2024 ha registrato 133mila cittadini stranieri come nuovi occupati. La crescita del 4% della presenza di forze lavoro straniere porta all’11% la presenza totale nel mercato del lavoro. Permane la “segregazione professionale” l’80% degli occupati nati all’estero è concentrato nel segmento secondario del mercato del lavoro. Questo porta a forti penalizzazioni salariali da cui deriva una significativa incidenza di povertà assoluta tra le famiglie straniere. (35,2% nuclei di soli stranieri, 6,2% nuclei di soli italiani). Dai dati emerge con il lavoro sia lo spazio più ampio di costruzione di una gerarchia etnicizzata e allo stesso tempo il principale luogo di opportunità di integrazione.
Nelle scuole, riguardo l’intera popolazione scolastica si registra un’incidenza dell’11,6% di alunni iscritti con cittadinanza non italiana (CNI). I dati confermano comunque una persistente disparità a sfavore degli studenti con background migratorio.
Riguardo la salute, i dati riportano un’influenza sempre maggiore legata a percorsi lavorativi usuranti, precarietà abitativa, isolamento sociale e scarsa alfabetizzazione sanitaria, soprattutto tra le persone meno scolarizzate e le donne anziane. In aggiunta, le condizioni di vita nei CPR incidono significativamente sulla salute fisica e mentale delle persone trattenute.
Gli arrivi via mare nel 2025 sono diminuiti, ma si sono verificate nel mar Mediterraneo tragedie per almeno 1342 morti e dispersi con un tendente aumento della mortalità della rotta. Nell’ultimo biennio si è verificata una drastica diminuzione degli sbarchi (2023-158mila arrivi, 2024-66mila arrivi) come conseguenza dell’intensificarsi delle attività di intercettazione in mare, molte effettuate a largo delle coste tunisine. Per questo nel 2025 la Libia torna ad essere il principale Paese di partenza.  Di riflesso al numero degli arrivi sono in calo le richieste di asilo (126.630 nuove richieste). I dati mostrano una crescita dei dinieghi e tassi di rigetto che per alcune cittadinanze toccano l’80%.  126.630 nuove richieste.

Maggiori informazioni

Condividi su: