I rifugiati del Centro Astalli alla presentazione del Messaggio del Santo Padre per Giornata Mondiale della Pace

Si è tenuta oggi nella Sala Stampa della Santa Sede, la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco per la 49.ma Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2016), sul tema: “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”. Sono intervenuti l’Em.mo Card. Petr Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, la Dott.ssa Flaminia Giovanelli, Sottosegretario del medesimo Pontificio Consiglio e il Dott. Vittorio V. Alberti, Officiale del medesimo Dicastero. Oltre all’intervento dei tre conferenzieri sono state lette le testimonianze inviate da S.E. Mons. Pennisi, Arcivescovo di Monreale e Membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e di Don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera, sul tema dell’indifferenza e della conquista della pace.

In questa occasione, sono stati invitati a partecipare anche alcuni rifugiati del Centro Astalli rendendosi testimoni e portatori di pace e trasmettendo con forza il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: “Vincere l’indifferenza e conquistare la pace”. I giornalisti e i conferenzieri presenti in aula hanno potuto così conoscere le loro storie, tra cui quella della famiglia Afisa, scappata da poche settimane dalla guerra in Siria. Il padre, Samer, con la moglie e i figli sono scampati ad un attentato terroristico avvenuto sullo scuolabus che ogni giorno prendevano i bambini per andare a scuola. La famiglia Chege, rifugiata dal Kenya che è in Italia da tanto tempo ma che continua a vivere la battaglia quotidiana contro l’indifferenza e la diffidenza di molti potenziali datori di lavoro.  Aweis, rifugiato somalo e giovane promessa del calcio che è stato costretto a lasciare il suo paese dopo numerose minacce ricevute da Al Shabaab. E ancora Habiba dalla Costa d’Avorio che come rifugiata e come donna ha conosciuto il dolore in prima persona.

Tra le riflessioni emerse è stato sottolineato quanto la “globalizzazione dell’indifferenza” ci ha portato a vivere una condizione di assuefazione rendendoci insensibili alle sofferenze altrui proprio come ha ricordato Papa Francesco durante la sua visita a Lampedusa dell’8 Luglio 2013.

 

 

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