Partenariato: Centro Astalli per l’assistenza agli immigrati ODV (capofila); Ass. Popoli Insieme ODV; Centro Astalli Palermo APS; Centro Astalli Bologna ODV; Assistenza Sanitaria San Fedele; Fondazione Emmanuel – Don Francesco Tarantini per le migrazioni e il sud del mondo; Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo; Centro Astalli Sud ODV; Carta di Roma APS; Volontarius ODV; Fondazione diocesana Caritas Trieste; Fondazione Giovanni Paolo II per il dialogo, la cooperazione e lo sviluppo – ETS;
Finanziato da Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’annualità 2025 a valere sul Fondo per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale ai sensi dell’art. 72 del Decreto legislativo n. 117/2017.
SPIN – Spazi d’incontro, spazi d’inclusione intende affrontare con un approccio integrale e di sistema le fragilità e gli ostacoli all’autonomia e all’inclusione che colpiscono la popolazione migrante in Italia, con particolare riferimento a richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e altre forme di protezione. Le specificità del target di riferimento, in termini di rischi di esclusione o marginalità sociale, fragilità economica, difficoltà di accesso ai diritti, anche causate dalle lacune e dalla riduzione dei servizi nel sistema di accoglienza istituzionale (in particolare nei CAS), rendono infatti necessaria un’azione trasversale che sappia sviluppare una visione di insieme, ma che sia anche in grado di adattarsi alle specificità delle singole comunità e realtà locali. A queste esigenze, si affianca quella di contrastare il proliferare continuo, specie tra le giovani generazioni e sui grandi media, di narrazioni stereotipate sui migranti anche se rifugiati, sulle differenti identità religiose, che avvengono attraverso hate-speech, fake-news e alimentazione di pregiudizi negativi (tv, radio, giornali, siti web, agenzie e addetti stampa). Ne consegue che il progetto si propone di operare lungo tre principali direttrici di azione: 1) Potenziare i percorsi di inclusione in una prospettiva di autonomia della persona migrante; 2) Contrastarne l’esposizione a fragilità economiche e a forme di marginalità sociale; 3) Lavorare sulle competenze professionali del mondo dell’informazione e sul sensibilizzare le giovani generazioni. Le tre azioni assumono forme, utilizzano strumenti e si traducono in attività diverse per rispondere al meglio alle criticità del peculiare contesto territoriale di implementazione, fornendo quindi uno spunto per scattare una fotografia dalla doppia valenza: quella d’insieme, che trova puntuale riscontro nella valutazione d’impatto, e quelle specifiche di ogni realtà che si rispecchia maggiormente nei risultati attesi e nel report di fine progetto.

