Nel Mediterraneo si continua a morire. Ancora un naufragio, questa volta al largo delle coste maltesi dove un’imbarcazione con a bordo 60 persone migranti si è ribaltata in mare.
Dopo un primo intervento ad opera di un peschereccio presente in zona, le operazioni di soccorso, coordinate dalla Guardia Costiera maltese con l’aiuto della Guardia Costiera italiana, sono proseguite nelle ore successive al naufragio riuscendo a portare in salvo 48 persone e a recuperare 10 corpi senza vita.
Secondo le prime ricostruzioni, il natante sarebbe partito dalle coste libiche per poi ribaltarsi in zona SAR maltese a circa 45 miglia nautiche a sud est dall’isola. Continuano, intanto, le ricerche in mare coordinate dalle autorità maltesi degli ultimi dispersi.
Secondo il progetto Missing Migrants a cura dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nei primi 5 mesi del 2026 almeno 821 persone hanno perso la vita lungo la rotta migratoria più letale al mondo, quella del Mediterraneo Centrale. Vite di uomini, donne e bambini sprofondate nell’oblio di quello che è diventato il più grande cimitero al mondo. Sono tragedie evitabili che cadono nel silenzio dell’indifferenza e manifestano l’assoluta necessità di creare canali sicuri e legali per permettere a chi scappa da guerre, violenze e catastrofi ambientali, di raggiungere un posto sicuro dove il rispetto dei diritti umani non sia un’utopia riservata a pochi.

