Il Parlamento europeo approva il regolamento rimpatri: le misure e i nodi critici

Il 17 giugno 2026 il Parlamento europeo ha approvato, con seduta plenaria a Strasburgo, il nuovo regolamento europeo sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi privi del diritto di soggiorno nel territorio comunitario. Il voto si è concluso con 418 favorevoli, 218 contrari e 30 astenuti.

Il testo prevede misure più stringenti per l’esecuzione delle espulsioni e un rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri. Tra le novità principali figurano il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio tra i paesi dell’Unione e l’obbligo di collaborazione con le autorità da parte delle persone destinatarie di un ordine di allontanamento. In caso di mancata collaborazione, il periodo massimo di trattenimento sale fino a 24 mesi, prorogabili di ulteriori sei in presenza di circostanze eccezionali.

L’elemento più controverso del regolamento riguarda la possibilità per gli Stati membri di istituire centri di rimpatrio in paesi terzi extra-UE attraverso accordi bilaterali, i cosiddetti return hub, verso i quali potranno essere trasferiti migranti in attesa di rimpatrio anche in assenza di un legame diretto con il paese ospitante. La misura riprende il modello già sperimentato dall’Italia con il protocollo siglato con l’Albania.

Il regolamento amplia inoltre i poteri investigativi delle autorità competenti: sono previste perquisizioni in abitazioni e locali pertinenti, il sequestro di effetti personali e l’utilizzo di dispositivi elettronici di localizzazione. Gli Stati potranno imporre divieti d’ingresso anche permanenti nei confronti di persone ritenute pericolose per la sicurezza nazionale.

Il voto del Parlamento non conclude l’iter legislativo: il testo deve essere formalmente adottato dal Consiglio dell’Unione europea e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale prima di entrare in vigore. Alcune disposizioni, tra cui quelle relative ai return hub, alla valutazione dell’età dei minori e alla dimensione esterna dei rimpatri, si applicheranno immediatamente dopo l’entrata in vigore; le restanti diventeranno operative dodici mesi dopo.

L’approvazione del regolamento rimpatri arriva a pochi giorni dall’entrata in vigore del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo (12 giugno 2026) e ne rappresenta il completamento operativo. Insieme, i due strumenti orientano con chiarezza la politica migratoria europea verso il rafforzamento dei controlli, l’estensione della detenzione amministrativa e l’esternalizzazione delle procedure verso paesi terzi. Una direzione che solleva interrogativi profondi sul rispetto dei diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione — interrogativi già sollevati da organizzazioni umanitarie, dalla delegazione socialista all’Eurocamera e dalla stessa Commissione delle Conferenze episcopali dell’UE (COMECE).

Foto: Foto di Frederic Köberl su Unsplash

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