Tra i molti aspetti che differenziano le culture, come il credo religioso, le tradizioni, il culto dei morti, l’abbigliamento, il cibo è forse è uno dei più rilevanti e simbolici.

 

L’ alimentazione viene spesso condizionata dalla locazione fisica, dal clima, dalla possibilità o meno di coltivare la terra, ma il modo di cucinare e/o il cibarsi di alcuni alimenti piuttosto che altri può derivare anche da principi religiosi.

Ogni fedele, specie se vive in un contesto geografico molto diverso da quello in cui le regole alimentari hanno avuto origine, cercherà il proprio modo di interpretare le norme, più o meno supportato dalle comunità di correligionari. La maggior parte delle religioni attribuisce al cibo significati tali da giustificare la predisposizione di regole che possono condizionare la vita del fedele nel suo quotidiano.

Le principali religioni presenti nel nostro Paese si caratterizzano, quasi tutte, per i loro articolati precetti alimentari, alcuni più noti, altri obiettivamente più complessi e meno conosciuti. Il quadro si complica, tra l’altro, perché non tutti i fedeli di una stessa religione hanno lo stesso grado di osservanza delle regole, che peraltro possono anche differire a seconda di luoghi, epoche e scuole interpretative. Un vero ginepraio.

Scegliere cosa mangiare e cosa non mangiare resta comunque una decisione individuale: tuttavia una conoscenza più diffusa delle principali norme previste dalle religioni più diffuse in Italia indubbiamente renderebbe più semplice la vita quotidiana di molte persone e, certamente, la convivialità.

Non è più una possibilità così remota, infatti che un compagno di scuola, un collega o una persona che gli studenti si trovano a frequentare per un motivo o per l’altro pratichi l’osservanza di queste regole, che nelle nostre società secolarizzate appare desueta e poco comprensibile. Tale conoscenza è particolarmente necessaria per chi lavorerà nel settore alimentare o turistico, ma essere maggiormente informati aiuterà tutti non solo a prevenire possibili malintesi e pregiudizi, ma anche ad aprire nuove prospettive.

Molte regole alimentari religiose sono state fatte proprie dagli ordinamenti giuridici delle società tradizionalmente monoconfessionali, anche se, spesso, nelle diverse tradizioni religiose, ci sono visioni differenti sul significato del consumo, della produzione e della distribuzione del cibo. Garantire a tutti gli esseri umani che vivono stabilmente in un territorio di poter adeguare i propri comportamenti alimentari alle regole dettate in questo settore, è un’impresa ardua e una sfida della nostra società.

Spesso, l’assenza di strumenti tesi a facilitare l’adeguamento dei fedeli alle proprie regole alimentari religiose, può trasformarsi in una vera e propria occasione di discriminazione che deriva dall’incapacità di governare la presenza sul territorio di popoli, culture e religioni diverse.

I vari ordinamenti giuridici hanno delle RAR, Regole Alimentari Religiose, che possono essere essenzialmente di due tipologie:

classica e temporale, in cui i divieti di consumo di determinati alimenti e/o digiuno da essi avviene solo in determinati periodi dell’anno;

specifica e permanente, in cui vi sono obblighi di consumo o divieti di consumo di specifici alimenti in maniera costante, spesso connessi a prescrizioni testuali precise o all’uso rituale del cibo.

Generalmente, ogni religione o pensiero religioso fornisce quindi un’indicazione di come ci si può o ci si deve alimentare e queste regole posso nascere da varie motivazioni indicate spesso nei testi di riferimento. Le ragioni possono essere igieniche, di garanzia per la purezza degli alimenti, di tutela degli ecosistemi e/o di sacralità del cibo o di alcuni alimenti in particolare.

E’ dunque possibile partire dal cibo e dalla tavola per comprendere meglio i principi che regolano le varie religioni.

Mettendo assieme norme alimentari, ricette e tradizioni, si ha un approccio alla conoscenza delle religioni attraverso una caratteristica del quotidiano, ma centrale per il sostentamento degli esseri umani e per la convivenza fra popoli e culture che interagiscono sempre di più fra loro.

La società odierna ci chiede di essere pronti a invitare a cena un compagno di banco, un collega di lavoro di una religione differente dalla nostra e sapere cosa può o non può mangiare, cosa potrebbe offenderlo, ferirlo, non rispettarlo. È il nostro quotidiano che ci chiede di essere preparati professionalmente, se svolgiamo un lavoro nel settore alimentare, di fronte alle esigenze di molti, che hanno bisogni alimentari differenti, perché agiscono secondo i principi e i valori secondo i quali sono stati educati o che hanno scelto in un secondo momento, ma che afferiscono alla sfera del sacro e che quindi, in nessun caso, possono essere messi da parte.

 

Obiettivo del focus

Proporre ai ragazzi un percorso di approfondimento a partire dal cibo e dalle tradizioni alimentari, per comprendere meglio le diverse identità religiose attraverso la quotidianità e i valori di chi le vive.

 

Proposta di svolgimento

In base all’indirizzo dell’istituto, al tempo che è possibile dedicare al Focus, sia in aula che fuori, l’insegnante proporrà agli studenti le attività più idonee. Noi ne suggeriamo alcune, raccomandando sempre di coinvolgere il più possibile, dei fedeli delle religioni oggetto dell’approfondimento, per evitare che l’approfondimento resti esclusivamente teorico.

– Proporre agli studenti dei percorsi tematici per la ricerca individuale o di gruppo, a partire dagli spunti contenuti nella scheda La sacralità del cibo: il cibo delle feste, il digiuno, il valore simbolico degli alimenti…
– In particolare per gli istituti alberghieri può essere utile un approfondimento specifico sulle norme alimentari (a partire dalla scheda Le norme alimentari), completato da esercitazioni pratiche. Nella scheda Per una tavola interreligiosasono disponibili alcuni esempi di ricette, ma molte altre potranno raccoglierne i ragazzi stessi, su libri (alcuni sono indicati in Bibliografia), sul web o, ancor meglio, intervistando direttamente i testimoni.
– Con il supporto della Fondazione Astalli si possono organizzare laboratori ad hoc, che prevedano anche visite esterne alla scuola.

 

I materiali proposti

Vi proponiamo tre schede, che possono offrire uno spunto di partenza per la progettazione del Focus con gli studenti:

La scheda La sacralità del cibo presenta sinteticamente alcune valenze simboliche che le sei principali religioni praticate in Italia danno al cibo in generale o ad alcuni alimenti in particolare. Attenzione: si tratta solo di informazioni di partenza e di spunti di approfondimento, senza alcuna pretesa di completezza o di esaustività.

La scheda Le norme alimentari espone le regole base per ciascuna religione. Anche in questo caso si tratta di accenni, da approfondire e soprattutto da comprendere nell’infinita varietà delle applicazioni che hanno, da parte di correnti, gruppi o singoli fedeli.

La scheda Per una tavola interreligiosa contiene una ricetta e video di riferimento per ciascuna delle principali religioni presenti in Italia; inoltre un invito: cercarne altre, assaggiarle e, perché no, provare a realizzarle.

La Piccola bibliografia e sitografia delle ricette che troverete nella scheda completa del focus, suggerisce ulteriori spunti di approfondimento e tante ricette da preparare insieme!

 

Scarica la scheda completa del Focus Le religioni a tavola

 

Scheda 1 – La sacralità del cibo

Il cibo è, per gran parte delle religioni, un valore oltre che una sostanza o un prodotto: ieri come oggi, i fedeli riconoscono nel mangiare e nel bere azioni cariche di un forte significato religioso.

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Scheda 2 – Le norme alimentari

L’osservanza di regole alimentari caratterizza tutte le religioni. Mettendo assieme norme alimentari, caratteristiche e differenze, si tenta una conoscenza delle religioni sotto una luce insolita, ma centrale per il comportamento e la cultura.

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Scheda 3 – Per una tavola interreligiosa

Vediamo alcune ricette proposte dalle religioni più diffuse nel mondo. Che vengano cucinate quotidianamente o nei giorni di festa, occorre sempre ricordare che, a volte, il dialogo inizia proprio da un pasto condiviso.

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