Rapporto Astalli 2026: in Italia 21.000 rifugiati e richiedenti asilo seguiti nel 2025

Il Centro Astalli presenta il Rapporto annuale 2026 sulle attività a favore di rifugiati e richiedenti asilo

Il Centro Astalli presenta il Rapporto annuale 2026, che illustra le attività svolte nel 2025 a sostegno di richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione internazionale in Italia. La presentazione si è tenuta mercoledì 29 aprile presso l’Aula della Congregazione Generale della Curia Generalizia della Compagnia di Gesù a Roma, alla presenza di S. E. Mons. Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della Fondazione “Migrantes”, e di Fiorenza Sarzanini, Condirettrice del Corriere della Sera. I dati del Rapporto sono stati illustrati da padre Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli.


I numeri del 2025: una domanda crescente e strutturale

Il Rapporto documenta la portata dell’impegno della rete Centro Astalli su tutto il territorio nazionale. Nel 2025 sono state 21.000 le persone seguite complessivamente dalla Rete, 62.162 i pasti distribuiti alla mensa di Via degli Astalli a Roma e 1.118 gli ospiti accolti nelle strutture sul territorio nazionale. I progetti nelle scuole hanno raggiunto 31.243 studenti, mentre 877 volontari hanno animato le attività della Rete in 8 enti territoriali.


Vulnerabilità in crescita: i dati sull’accesso ai servizi

Nel corso del 2025, 1.205 persone hanno effettuato il primo accesso ai servizi di bassa soglia del Centro Astalli a Roma, mentre 2.543 si sono rivolte alla mensa. Il 49% degli utenti della mensa è risultato richiedente asilo, quota in aumento per il secondo anno consecutivo: un segnale che l’incertezza giuridica si traduce direttamente in vulnerabilità materiale.

Sul fronte sanitario, il SaMiFo ha assistito 2.667 pazienti per un totale di 11.977 visite, con particolare attenzione alla salute mentale, soprattutto dei minori. Anche i servizi legali e sociali hanno registrato un aumento delle richieste, spesso connesse a situazioni di vulnerabilità multipla.


Accoglienza e inclusione: profili sempre più complessi

Il Centro Astalli ha accolto a Roma 199 persone in centri SAI, case famiglia, percorsi di semiautonomia e cohousing. Il Rapporto ha evidenziato un allungamento dei tempi di permanenza, dovuto alla crescente complessità dei profili: il 22% degli ospiti ha superato i quarant’anni e sono aumentati i casi sanitari e psichiatrici gravi. Oltre il 30% degli ospiti ha trovato un impiego, a conferma che i percorsi di accompagnamento continuativi favoriscono l’inserimento lavorativo. Resta critico, invece, l’accesso all’abitazione autonoma.

Sul fronte del lavoro, lo sportello dedicato ha accompagnato 934 persone, con 230 inserimenti lavorativi realizzati. Persistono tuttavia fenomeni di lavoro povero e sotto-qualificazione, anche in presenza di titoli di studio elevati, a cui si aggiungono lungaggini amministrative e difficoltà di accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione.


Il contesto: multilateralismo indebolito e politiche sempre più restrittive

Il Rapporto Astalli 2026 si è inserito in un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, indebolimento del multilateralismo e riduzione dei finanziamenti alla cooperazione umanitaria. In Europa e in Italia, a una diminuzione degli arrivi ha corrisposto un progressivo irrigidimento delle politiche migratorie, con il rischio concreto di limitare l’accesso alla protezione senza affrontare le cause profonde delle migrazioni forzate.


La voce del Centro Astalli: investire nell’inclusione come scelta di responsabilità

Padre Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli, ha sottolineato come i 45 anni di lavoro accanto ai rifugiati indichino con chiarezza la strada da percorrere: «La via da percorrere è investire nell’inclusione. Non come risposta emergenziale o atto di generosità, ma come scelta di responsabilità e lungimiranza, capace di valorizzare il contributo che le persone rifugiate possono offrire al Paese».

Ripamonti ha quindi ribadito la necessità di rafforzare politiche pubbliche coerenti e strutturali, che garantiscano accesso ai diritti, al lavoro e alla casa: «Le sfide che abbiamo davanti possono diventare fattori di divisione oppure un’opportunità per costruire una società più coesa: la direzione dipende dalle scelte che siamo chiamati a compiere oggi».

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