In questa scheda potrai scoprire come tecniche antichissime, arte e religione si fondono per dare vita ad un dialogo senza tempo tra culture e identità di artisti contemporanei.

 

Shamira Minozzi

Artista veneziana ispirata dalla calligrafia islamica e ideatrice di innovative composizioni calligrafiche. Ha ricevuto importantissimi riconoscimenti sia dal mondo arabo che dalle istituzioni italiane, in particolare dal presidente Mattarella e da papa Francesco che hanno inviato lettere di complimenti per il suo impegno artistico.

Shamira è stata invitata dal Comune di Roma a esporre nei Musei Capitolini e, in occasione dei giochi olimpici di Londra 2012, ha esposto la sua arte all’Olympic Fine Arts presso il Barbican Centre di Londra. Ha iniziato come artista ispirata dall’antico Egitto e durante i suoi viaggi ha conosciuto da vicino l’arte islamica; l’arte calligrafica invade i testi, i dipinti, le architetture, trascendendo la materia e portando in ogni luogo, in veste raffinatamente estetica, la parola di Dio: “Ho avuto così modo di accostarmi alla Calligrafia islamica e ai suoi simboli che, per bellezza di linea, di curvatura e di significato, non hanno pari al mondo.” In questo documentario una sua intervista.

L’artista della Pace per il progetto Beirut Venezia

Shamira Minozzi, coordinatrice “Dipartimento Arte e beni Culturali “di Uniti per Unire”


 

Amjed Rifaie

Calligrafo iracheno che dopo aver lasciato l’Iraq e aver raggiunto Roma per ragioni di salute, fa conoscere la sua cultura d’origine attraverso l’arte della calligrafia. Amjed tiene corsi e workshop di calligrafia araba in tutta Italia ed è seguito sui social da diversi allievi e appassionati di questa magnifica arte. Tra i suoi lavori più importanti c’è la decorazione della “Iraq Room” presso la sede della FAO a Roma. La calligrafia araba è un’arte sacra per eccellenza, essa richiede all’amanuense di comporre sotto una diretta ispirazione divina. È quindi un’arte sviluppata soprattutto nell’ambito del Sufismo, dove il calligrafo, oltre agli insegnamenti tecnici, formali e artistici, segue anche una disciplina interiore sotto la guida di un maestro Sufi. In questo video racconta in maniera silenziosa la sua arte.

Roma multietnica, Amjed Rifaie

L’antica arte della calligrafia araba, Intervista RaiNews24

 

Ali Hassoun

Nato a Sidone (Libano) nel 1964 e nel 1982 si trasferisce in Italia per proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove nel 1992 si laurea in architettura. Oggi vive e lavora a Milano. Il messaggio delle sue opere è quello dell’uguaglianza tra popoli e culture e si focalizza sulla bellezza della diversità dell’Umanità. Artista sufi, la corrente mistica dell’Islam basata su dettami analoghi a quelli francescani di obbedienza e povertà, in ogni quadro comunica il suo amore per Dio creando un ponte tra culture e religioni. I suoi dipinti sono storie senza tempo, in dialogo continuo tra sfondo e primo piano, tra il presente contemporaneo legato al mondo arabo e l’arte italiana del Rinascimento. Ali Hassoun è stato soprannominato l’artista dei due mondi, fra Oriente e Occidente. Egli si fa interprete infatti di culture diverse che si incontrano, che convivono nello spazio perfettamente orchestrato delle sue tele coloratissime.

Le contaminazioni di Ali Hassoun, artista dei due monti

Intervista al Maestro Ali Hassoun

 

Silvio Ferragina

Calligrafo e professore di lingua e cultura cinese all’Università di Bologna, ed esperto di arte cinese. Di formazione orientalistica, è attivo nel panorama della calligrafia asiatica ed è uno dei pochi artisti occidentali che ne sperimenta la forma contemporanea. Protagonista del movimento di modernizzazione dell’arte calligrafica internazionale, ha partecipato a numerose mostre internazionali rielaborando il concetto stesso di “calligrafia”. I suoi sono percorsi di ricerca che spaziano nel mondo della scultura calligrafica e indagano la dimensione delle performance calligrafiche multimediali. Nelle sue opere, l’ideogramma cinese si anima in strutture tridimensionali e il segno calligrafico viene trasposto in ritmo, movimento e suono per condurre la millenaria “danza del polso del calligrafo” a tramutarsi in moderna “danza performativa di suggestioni sonore”.

La musica dell’inchiostro

Sperimentazioni calligrafiche di Silvio Ferragina


 

Faig Ahmed

Il re indiscusso dei tappeti contemporanei” è un artista azero che fin da giovanissimo è stato attratto dalla tradizione dei tappeti, molto forte nel suo paese d’origine, l’Azerbaigian. A tal proposito ha raccontato in un’intervista che, rimasto un giorno solo a casa all’età di sette anni, è stato subito attratto dai colori e dalle fantasie di uno dei tappeti della sua casa. All’artista tale oggetto sembrava un labirinto, uno strumento magico che decise di indagare tagliandolo e manipolandolo. I suoi carpet works – forse l’elemento distintivo dell’arte di Faig Ahmed – sono tappeti eseguiti con procedimenti antichissimi e tradizionali, ma la cui forma, interna ed esterna, viene riprogettata e modificata attraverso l’uso del computer. Le forme geometriche dei tappeti vengono distorte e apparentemente liquefatte. Egli trae spunto dall’arabesco, uno stile ornamentale composto da elementi calligrafici e/o motivi geometrici. In questo video Faig a Shangri La, il museo di arte islamica, cultura e design.

Jameel Prize 3: Faig Ahmed

At the Crossroads: A Conversation with Faig Ahmed

 

Shirin Neshat

E’ la più celebre fotografa e videoartista iraniana. Attraverso le sue opere, intende comunicare le contraddizioni della società islamica, prestando particolare attenzione alla condizione della donna e al ruolo del velo nell’Islam. I temi predominanti nei lavori dell’artista sono le discriminazioni di genere e i rapporti complicati (anche sentimentali) che si instaurano tra uomini e donne. L’artista si sofferma anche sulla delicata situazione politica e sociale che caratterizza l’Iran, come anche gran parte del mondo islamico. Il contributo di Neshat è quello della sua opera, inscindibile dalla sua biografia, e quello delle donne iraniane che, secondo l’artista, hanno storicamente incarnato il cambiamento politico in Iran. A loro, come si vedrà, è dedicata la parte più nota del suo lavoro. Celebre un suo intervento a Tedtalks.

Il potere dietro il velo

Dreams Are Where Our Fears Live

L’arte come denuncia. Storia di un’artista coraggiosa


 

Tobia Ravà

Lavora a Venezia e ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed Urbino. Si è laureato in semiologia delle arti all’Università di Bologna, allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese, Flavio Caroli. Dipinge dal 1971 ed ha esposto dal 1977 in mostre personali e collettive in Italia, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, Giappone e Stati Uniti.

Le sue opere sono presenti in collezioni sia private che pubbliche, in Europa, Stati Uniti, America Latina e in Estremo Oriente. L’elemento principale del suo lavoro sono le 22 lettere dell’alfabeto ebraico, ognuna delle quali ha un valore numerico. Ogni parola è costruita con i valori numerici di ogni singola lettera, per cui ogni parola è anche un numero. Questo percorso si chiama Ghematrià. Anche il testo biblico si può costruire come un testo matematico, e questo spinse l’artista a riscoprire un percorso nella mistica ebraica che lo ha portato a lavorare con lettere e numeri.

Volti e storie di una comunità – Matematica e Ghematrià

 

Emanuele Luzzati

Nacque a Genova in una famiglia della buona borghesia ebraica, nella casa del quartiere di Castelletto. Con le leggi razziali del 1938 il giovane “Lele” fu costretto ad interrompere gli studi liceali, dedicandosi così al disegno presso alcuni ateliers di artisti genovesi. Studiò e si diplomò a Losanna all’École des Beaux Arts.

L’artista genovese, famoso per il suo grande talento e creatività, è stato riconosciuto e premiato a livello internazionale e non c’è dubbio che sia stato uno straordinario interprete dell’arte contemporanea. Pittore, decoratore, illustratore, ceramista, si è dedicato alle scene e ai costumi teatrali e, più tardi, alla realizzazione di film e disegni animati. Ha realizzato inoltre circa cinquecento scenografie per Prosa, Lirica e Danza nei principali teatri italiani e stranieri e illustrato molti libri dedicati all’infanzia. Festività, oggetti e tradizioni della religione ebraica sono i soggetti delle sue serigrafie.

Intervista Rai Cultura. Emanuele Luzzati una biografia

Alla scoperta delle sue illustrazioni a cento anni dalla nascita

Emanuele Luzzati, UCEI


Marcello Silvestri

Artista, pittore e scultore italiano di fama internazionale, è originario di Verona e risiede a Tarquinia. Il linguaggio universale e multimediale della sua arte contemplativa vuole essere una riflessione sulla condizione umana e le inquietudini del mondo globalizzato traendo ispirazione dalla spiritualità, dal dialogo tra le religioni e dal simbolismo della tradizione ebraico-cristiana. Le iconografie a tema religioso dell’artista sono state definite una “Bibbia a colori”. I suoi lavori di arte sacra hanno generato notevoli pubblicazioni ed eventi in collaborazione con Edizioni San Paolo e Paoline, Università Gregoriana, frati Francescani, missionari Comboniani, CEI, UCAI, UCEBI, ecc. Il tema e il contenuto di molte opere «sono religiosi, ma la loro trattazione artistica non è “santa” o “sacra”, nel senso che la loro finalità non è la promozione della religione, bensì la crescita dell’umano». «Ho anche il desiderio di fare un’arte che esprima la forza della Parola di Dio (…)». A ispirarlo è spesso la sensibilità ecumenica e le recenti encicliche come la “Laudato Sì” e “Fratelli Tutti”: «Le diversità di confessione non sono diversità di fede. La fede è unica, abbiamo solo un modo diverso di adorare lo stesso Dio».

Intervista a Marcello Silvestri: “La mia arte al servizio di Dio”

 

Michael Kenna

Nato da genitori cattolici irlandesi  e cresciuto nel rito cattolico romano, subisce da sempre la fascinazione degli oggetti del sacro. Fotografo contemporaneo di fama internazionale, ha dato vita ad una collezione di 111 scatti in bianco e nero di diversi Buddha, divisi per aree geografiche (Giappone, Cina, India ecc.). Il volto del Buddha lo ha accompagnato nei suoi pellegrinaggi spirituali e artistici. I capelli e le rasature, la posizione delle mani e delle dita, la postura delle gambe e del tronco, gli occhi e i piedi descrivono un Buddha in meditazione, che raggiunge l’Illuminazione, e il Buddha Śākyamuni o futuro Buddha Maitreya, atteso da tutte le scuole. Il fotografo si mette in ascolto di tradizioni buddhiste diverse compiendo insieme due operazioni artistiche e teologiche. La mostra è stata promossa a Venezia da FSCIRE in collaborazione con l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti e l’Unione Buddhista Italiana.

“Buddha” di Michael Kenna

 

Joann Sfar 

Nasce nel 1971 a Nizza in una famiglia ebraica per metà sefardita e per metà ashkenazita, in cui cresce circondato da miti e racconti di ogni genere. Fumettista, illustratore, scrittore, regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico francese è anche autore di numerosi albi, tra cui le serie a fumetti “Il gatto del rabbino” (da cui ha tratto nel 2011 l’omonimo film d’animazione), Piccolo vampiro e Grande vampiro. Nel 2010 ha diretto il film musicale Gainsbourg (vie héroïque), tratto da una sua graphic novel incentrata sulla vita del celebre cantautore Serge Gainsbourg. Nelle sue opere, l’artista fa emergere spesso le sue origini e la sua identità religiosa.

Joann Sfar, biografia, opere


 

Maqbool Fida Husain

Il Picasso indiano”, uno dei più grandi pittori moderni dell’India, ha unito le influenze della storia indiana con l’avanguardia europea. Rinomato per aver rivoluzionato l’arte indiana, è stato un membro fondatore del Bombay Progressive Artists’ Group che si è formato nel 1947.

L’influenza dei movimenti come il post-impressionismo, il cubismo e l’espressionismo, è evidente nei dipinti di Husain. Ricevette molte minacce di morte da religiosi estremisti per una serie di opere tra cui una raffigurazione giudicata irrispettosa di “Madre India” (Bhārat Mātā in hindi) la personificazione del Paese come una dea nata alla fine del XIX secolo negli anni del movimento nazionalista indiano. I suoi quadri scatenarono le proteste e la rabbia degli hindu, accresciuta dal fatto che Husain fosse musulmano. Contro il pittore furono aperti diversi procedimenti legali e al momento di lasciare il Paese lui dichiarò che la situazione giuridica era diventata troppo complicata per permettergli una serena permanenza in India.

Il picasso indiano

Modern and Contemporary South Asian Art


 

Sir Anish Kapoor

Scultore, nato da padre indiano e da madre ebrea irachena. Nel 1979 riscopre il suo essere indiano recandosi nel suo paese d’origine prendendo coscienza di una sorta di extraterritorialità sul limite di due culture, la cultura orientale e quella occidentale. Ritornato in Inghilterra, Kapoor crea la serie dei 1000 Names, instabili oggetti scultorei che ricalcano il concetto di identità plurale. Considerato oggi uno dei più grandi artisti viventi, racconta la genesi delle sue creazioni, in molti casi sculture talmente grandi e imponenti da farne delle vere e proprie architetture.

«Architettura e arte nascono con propositi diversi, la prima è uno strumento per vivere mentre la seconda è in qualche modo inutile. Poi, nella poetica avventura dello spazio accade che alcune forme si avvicinino ad altre per il loro significato e la scultura a certi volumi diventi architettura, un’esperienza fisica».

Recognising an artist by his nationality is a stigma: Sir Anish Kapoor

La mia scultura, colpa di Freud


 

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