Scheda 8 – La società interculturale

Ha detto

Se si facesse a tutti gli uomini una proposta
invitandoli a scegliere le usanze migliori di tutte,
dopo aver ben considerato ognuno sceglierebbe
le proprie: a tal punto ciascuno è convinto che
le proprie usanze siano di gran lunga le migliori.

(Erodoto, storico greco, 450 a.C.)

 

Si parla di … società interculturale

Non solo buoni vicini

Quando si affronta il tema dei rifugiati o degli immigrati presenti nel nostro Paese ci si riduce spesso a parlare unicamente dei problemi che il loro arrivo comporta.
In realtà i rifugiati e gli immigrati rappresentano una ricchezza per il Paese che li ospita se vengono valorizzate le risorse interiori, le competenze e le capacità che queste persone portano con sé. Ormai la società italiana è una realtà multietnica e multilingue, dove convivono tante persone provenienti da nazioni e culture diverse.
Spesso però si tratta di persone che tra di loro si ignorano, pur vivendo ogni giorno gomito a gomito: lo straniero continua ad essere visto come qualcosa di “strano” o di “estraneo”. Eppure le nostre scuole e le nostre classi, piene di alunni di origine diversa, ci ricordano che la sfida più importante oggi è costruire una società interculturale, nella quale cioè le diversità non siano semplicemente una accanto all’altra, ma siano capaci di interagire e di camminare insieme.

Una inquietante diversità

In questo camminare con gli altri emerge un’inquietante diversità. Inquietante perché ci ricorda che ci sono anche altri che hanno diritti da rivendicare, pareri da esprimere, aspettative per il futuro. La tentazione di mettere a tacere questa diversità è sempre in agguato. Invece l’esperienza dell’altro è quanto di più naturale possa esistere. Il poeta libanese Gibran, in una sua opera, scrive: “Alcuni di noi sono come l’inchiostro, altri come la carta. E se non fosse per il nero di quelli, qualcuno tra noi sarebbe muto; e se non fosse per il bianco di questi, qualcuno tra noi sarebbe cieco”. E ancora: “Se ci fossero due uomini uguali, il mondo non sarebbe grande abbastanza da contenerli”.

Conoscere per capire

Ma come fare per costruire una società in cui le diversità trovino uno spazio dove esprimersi e dove possa avvenire lo scambio tra le diverse culture?

Alcuni atteggiamenti sono basilari:

  • conoscere e rispettare le culture “altre”;
  • ascoltare chi è diverso da me e imparare a interagire, superando la visione, un po’ etnocentrica, secondo la quale la mia cultura è l’unica oggettivamente valida;
  • conoscere il fenomeno migratorio e analizzarne le cause;
  • conoscere le caratteristiche geo-politiche e culturali dei principali Paesi di provenienza degli stranieri in Italia (Romania, Albania, Marocco, Cina…);
  • conoscere, attraverso la letteratura, il teatro, la musica, le esperienze religiose, la ricchezza delle tradizioni degli altri Paesi.

Convivere è possibile

Convivere è dunque accettare l’altro, ma anche apprendere dagli interessi e dalla cultura di chi è diverso da noi. Sembra una cosa molto complicata, ma è una realtà che ogni giorno già sperimentiamo. Ci sono alcuni aspetti della nostra vita già profondamente segnati e arricchiti dall’apporto di culture diverse dalla nostra.
Basti pensare all’alimentazione, alla letteratura, al modo di vestire, all’arte. Nel mondo dei giovani ha particolare significato l’interculturalità della musica.
Grandi artisti internazionali come Sting, Youssou N’Dour, Paul Simon, gli U2, i Cold Play, John Legend e alcuni italiani come Fabrizio De André, Ivano Fossati, Zucchero, Jovanotti, Fiorella Mannoia, Ghali, per citarne solo alcuni, hanno “contaminato” le loro canzoni con generi non appartenenti al loro Paese, rendendo propria e non solo “ospite” la musica di diverse tradizioni.
La musica fornisce dunque una chiave importante per aprire la porta a esperienze interculturali: è un linguaggio universalmente riconoscibile e comprensibile, uno strumento per comunicare e raccontarsi superando le difficoltà del linguaggio e le distanze geografiche, vere o create dal pregiudizio.

Parole da leggere, parole da ascoltare

Rifugiati: in ognuno la traccia di ognuno

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2020, che ogni anno si celebra il 20 giugno, il Centro Astalli ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “In ognuno la traccia di ognuno”. 

La pandemia da Covid19 ha colto di sorpresa il mondo, dimostrando che i confini non esistono, se non quelli che l’uomo si ostina a costruire.Muri e barriere si rivelano inutili in un momento in cui è evidente che, come ci ricorda Papa Francesco, nessuno si salva da solo e che insieme dobbiamo prenderci cura dell’unica casa comune che abitiamo. Allargando lo sguardo, oltre le barriere erette dagli egoismi nazionali, i dati ci parlano di un mondo profondamente diviso e squilibrato.

Circa 80 milioni di persone sono costrette a vivere in un altrove che non hanno scelto: migranti in cerca di salvezza e giustizia.Il coronavirus minaccia contesti sfiniti da anni di guerre, povertà estrema, crisi umanitarie. Insediamenti e campi per sfollati e rifugiati accolgono migliaia di uomini, donne, bambini relegandoli in un limbo in cui diritti e futuro sono sospesi in un tempo indeterminato.

Prenderci cura della nostra casa comune oggi vuol dire assumersi la responsabilità di trasformare l’evento della pandemia in un’opportunità di cambiamento. Innescare processi di rinascita sociale implica che i rifugiati non siano più solo vittime e testimoni di un sistema imposto da altri in cui denaro, prevaricazioni e guerra determinano scelte e condizionano la vita di milioni di persone. Mettendosi in viaggio, vivendo l’esperienza della migrazione, si dirigono verso un orizzonte nuovo, molto diverso da quello che noi riteniamo adeguato al loro sentire. Sono guidati da un desiderio di felicità. Da sempre costretti a navigare in acque agitate a causa delle politiche che abbiamo imposto loro, i rifugiati cercano la rotta. Viaggiatori esperti superano confini e pregiudizi, timonieri sicuri seguono vie di pace, con la consapevolezza che tutti siamo sulla stessa barca e con il realismo di chi sa che l’uguaglianza in dignità, anche su questa barca comune, può non farsi effettiva.

All’università ero uno studente molto attivo politicamente. Mi hanno quasi ucciso per questo e sono dovuto scappare. Ora in Italia dormo all’aperto e non ho da mangiare. Il prezzo pagato per i miei sogni è altissimo, forse troppo. S. – rifugiato dal Mali

 Essere una madre rifugiata è impegnarsi ogni giorno perché mia figlia non debba mai subire quello che ho passato io. Significa conoscere l’orrore e avere come unica ragione di vita non farglielo conoscere mai. C. – rifugiata dal Congo

In Libia sono stato detenuto senza alcun motivo. Venivo picchiato, torturato. Ho pagato per essere liberato e ottenere un posto su una barca carica di disperati come me. Ci deve essere un altro modo di salvarsi la vita in Europa senza attraversare l’inferno. A. – rifugiato dalla Somalia

MELANIA MAZZUCCO

Pensa se io fossi tu. Se non avessi più la casa, il lavoro, la famiglia, gli amici, il Paese in cui sei nato, la lingua, le cose che sai fare.
Pensa se non avessi più niente. Pensa se avessi solo la vita.
Se tu capissi che potrebbe essere abbastanza per ricominciare. Non avresti paura -perché nulla ti verrà tolto, e ti sarà reso ciò che avrai dato. Un giorno tutti e due avremmo più di quanto -mancandoci- potremmo perdere.

Melania Mazzucco ha partecipato a [email protected]: un viaggio nelle scuole italiane attraverso un percorso innovativo e culturale realizzato da [email protected] Un’iniziativa nata per portare nelle classi italiane i protagonisti del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport. La scrittrice ha incontrato gli studenti del Liceo artistico Michelangelo Guggenheim di Venezia per parlare di migrazioni attraverso importanti opere d’arte.

Clicca qui per visualizzare il video della lezione di Melania Mazzucco 

Benvenuto Safet!

Ho imparato ad avere due patrie, ad essere diverso da quello che ero. Di mio padre porto il nome, onoro la memoria, ho lo stesso sangue, ma sono altro da lui e da quello che sognava per me.
Sono italiano. Non è la discendenza a dare la cittadinanza, è la sorte. Non puoi decidere. Chi sceglierebbe la guerra, la morte, la distruzione, la fuga? Ora sono qui a Roma con parte della mia famiglia, scappato di notte, dalle bombe. In quel viaggio ho conosciuto la morte. Mi è passata vicino.
Mi ha schivato per puro caso. Arrivato bambino ho dovuto capire, elaborare, superare. Troppo per la mia età e per la mia mente, un’enormità per il mio cuore. Sono italiano, ma non da un mese, da tanto tempo e non so dire da quando. Forse da quando di notte ho cominciato a sognare in italiano? Da quando ho preso il diploma di maturità? Da quando ho capito che da grande volevo fare il cuoco?
Non so dire da quando. L’Italia è stata il Paese che mi ha protetto e ora è il mio Paese.

(Safet, rifugiato dal Kosovo in Italia. Testimonianza raccolta a cura del Centro Astalli in occasione dell’acquisizione della cittadinanza italiana)

Per saperne di più navigando in rete

Spesso trovare notizie aggiornate sulle guerre nel mondo non è semplice e comunque non basta affidarsi ai TG e ai quotidiani nazionali. Ecco alcuni siti sempre aggiornati con notizie per approfondire il tema della società interculturale.

CONFRONTI: sito della rivista “Confronti”, particolarmente attenta ai temi del dialogo interreligioso
I GET YOU: campagna del JRS Europa sulla condivisione di esperienze comuni tra rifugiati e cittadini
PIU CULTURE: il giornale dell’intercultura a Roma
ISMUiniziative e studi sulla multietnicità
CARTA DI ROMA: per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione
IO ACCOLGO: sito della campagna #IoAccolgo, promossa da varie organizzazioni tra cui il Centro Astalli, per far conoscere le esperienze diffuse di accoglienza e solidarietà presenti in Italia. 

Se vuoi approfondire con libri e film

Ammare. Vieni con me a Lampedusa – Alberto Pellai, Barbara Tamborini, –  De Agostini, 2017
C’EST LA VIE – PRENDILA COME VIENE – Eric Toledano & Olivier Nakache- Francia, 2018
E tu splendi – Giuseppe Catozzella – Feltrinelli, 2018
Vivo per questo – Amir Isaa – Chiarelettere, 2017
L’altro volto della speranza – Aki Kaurismäki – Finlandia, 2017

Scarica la scheda 8 del sussidio Nei panni dei rifugiati

 Si consiglia il percorso didattico “Diversi ma insieme più ricchi

3 Settembre 2014