Scheda 6 – I rifugiati in Italia

Ha detto

Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente;
e questo è quello strale
che l’arco de lo esilio pria saetta.
Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui,
e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir
per l’altrui scale.


(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, Canto XVII)

Si parla di … rifugiati in Italia

Quanti sono, da dove vengono

 

I rifugiati e gli sfollati interni in Europa all’inizio del 2021 erano circa 7 milioni. Di questi, meno della metà vivono nei Paesi dell’Unione Europea; 3,7 milioni si trovano nella sola Turchia.

La distribuzione all’interno dei Paesi comunitari, come puoi vedere dalla cartina ri- portata a pagina 52, non è affatto omogenea: la Germania accoglie il maggior numero di rifugiati: 1,2 milioni, in un rapporto di 14 ogni 1000 abitanti.

Nel 2020 sono state presentate circa 485.000 prime domande di protezione inter- nazionale all’interno della zona UE+ (Paesi dell’UE con l’aggiunta di Norvegia e Svizzera). Tali numeri, se confrontati con l’anno precedente, mostrano come ci sia stato un calo del 32%, il numero più basso dal 2013.

All’inizio del 2021 in Italia i rifugiati sono circa 185mila. Appartengono a 30 nazionalità diverse e provengono soprattutto dal Corno d’Africa, dall’Africa subsahariana e dal Medio Oriente. Sono stati 34.154 gli arrivi via mare registrati nel 2020, rispetto agli 11.471 del 2019. Delle domande di asilo presentate nell’UE nel 2020 l’Italia, contrariamente a quanto si possa pensare, ne ha ricevute solo il 5% del totale (26.535 contro le 43.631 del 2019, facendo registrare un calo rispetto all’anno precedente di circa il 38%).

Le domande esaminate dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato sono state in tutto 42.604: 4.582 persone hanno ottenuto l’asilo politico, 4.968 la protezione sussidiaria, 757 la protezione speciale, mentre 32.297 domande sono state respinte. La maggior parte delle persone che hanno richiesto asilo politico in Italia negli ultimi anni proviene da Pakistan, Nigeria, Bangladesh, Tunisia, El Salvador, Venezuela, Somalia, Perù, Gambia e Senegal.

Come arrivano

Spesso per fuggire dalla drammatica situazione nei loro Paesi di origine e perché sprovvisti di documenti per espatriare legalmente, rifugiati e richiedenti asilo si vedono costretti a ricorrere a qualsiasi mezzo per scappare e cercare di giungere in paesi sicuri dove chiedere protezione. In Italia tanti richiedenti asilo cercano di arrivare via mare affrontando viaggi molto pericolosi.

Nel 2020 sono stati 1.401 i migranti morti nel Mediterraneo mentre tentavano di raggiungere l’Europa via mare. Un numero in aumento rispetto al 2019 (1.283) che conferma ancora una volta il rischio altissimo delle traversate della disperazione e destinato ad aumentare. Solo nella prima metà del 2021 si stima infatti che siano morte almeno 1.146 persone.

Nel 2020 i migranti arrivati via mare in Italia, Spagna e Grecia sono stati 87.000 con una diminuzione del 20% rispetto all’anno precedente. Il tratto più pericoloso continua ad essere quello tra Libia e Italia, dove muore 1 migrante su 41 rispetto a un rapporto di 1 a 33 stimato nel 2019 e 1 a 35 del 2018.

Molti migranti inoltre cercano di raggiungere dall’Italia altri Paesi europei come la Francia e la Germania. Anche nel cercare di superare queste frontiere i richiedenti asilo corrono numerosi pericoli. Nel corso del 2020, più di 4.100 migranti sono stati arrestati, spesso dopo estenuanti viaggi nell’Europa sudorientale, mentre attraversavano il confine. Molti di loro raccontano di violenze e percosse subite prima di essere respinti in violazione del loro diritto di chiedere asilo.

Cosa succede nel nostro Paese

La mancanza di una legge che disciplini in maniera organica tutti gli aspetti in materia di asilo rende spesso difficile la vita dei rifugiati in Italia. Sono molti infatti gli ostacoli burocratici e le difficoltà da superare per avviare percorsi di accoglienza e integrazione. Il richiedente asilo ha diritto all’assistenza sanitaria, mentre per i minori esiste il diritto all’istruzione.

Il diritto al lavoro viene invece riconosciuto solo dopo 2 mesi dalla presentazione della domanda di asilo. Una volta ottenuto il riconoscimento dello status, i rifugiati, dopo cinque anni di residenza, possono chiedere la cittadinanza italiana.

Parole da leggere, parole da ascoltare

Canzoni, poesie, racconti, video per dare voce a storie di rifugiati. Parole celebri, parole inedite. Guerre del passato e conflitti contemporanei. Bisogna sapere per non ripetere. Per questo vi proponiamo un viaggio nelle vicende e nelle emozioni di persone costrette a scappare da guerre ingiuste e da atroci persecuzioni. La lettura, la visione e l’ascolto di opere celebri o inedite, di classici o contemporanei vi permetterà di conoscere meglio la realtà dei rifugiati presenti nel nostro Paese.

La Frontiera

Per la prima volta, quella sera, ebbi la sensazione di quanto fosse difficile capire la vita prima del viaggio, l’ammasso di eventi che precede ogni partenza, per decine, centinaia di migliaia di migranti che si riversano ai confini della frontiera europea. Eppure nessuno inizia a vivere nel momento in cui l’imbarcazione che lo trasporta appare davanti alle nostre coste: il viaggio ha avuto inizio prima, anche anni prima, e i motivi che l’hanno determinato sono spesso complicati. Non sono tanto le mo- tivazioni individuali ad apparire incomprensibili. Chiunque parta lo fa per scappare da una situazione divenuta insopportabile, o per migliorare la propria vita, per dare un futuro dignitoso alla moglie o ai figli, o semplicemente perché attratto dalle luci della città, dal desiderio di cambiare aria. No, non è questo ad apparire incompren- sibile. Ad apparirci spesso incomprensibili sono i frammenti di Storia, gli sconquassi sociali, le fratture globali che avvolgono le motivazioni individuali, fino a stritolarle. Incomprensibili perché provengono letteralmente “da un altro mondo”. […] La fron- tiera è un termometro del mondo. Chi accetta viaggi pericolosissimi in condizioni inumane, attraversando i confini che si frappongono lungo il suo sentiero, non lo fa perché votato al rischio o alla morte, ma perché scappa da condizioni ancora peg- giori. O perché sulla sua pelle è stato edificato un mondo che gli appare inalterabile.

Tratto da Alessandro Leogrande, “La Frontiera”, Feltrinelli, 2015

Mohammed che non sa nuotare

Eravamo un centinaio. Di diversi paesi africani, tanti uomini, tutti giovani, alcune donne. Bambini, c’erano anche loro. Arriva un gommone vecchio, sporco, un odore terribile: un gommone, pensavo il primo di una serie per far salire le persone, 10, 15 alla volta, forse 15 sono troppi… pensavo. Siamo saliti tutti: 97 su un solo gommone. Non arriveremo mai vivi. Moriremo in acqua… non so nuotare, il mare non lo cono- sco, al buio non lo vedo. Davanti a noi invece la morte la vedevamo tutti. Senza fare un fiato ci muoviamo, il mare calmo, il motore prima singhiozza, poi gira e va. Ma poi il mare prende forza, si agita, si alza: il mare si arrabbia ma noi non abbiamo fatto nulla. Il motore si ferma, siamo morti. Moriamo, uno, due, tre, spariamo e non ci ve- diamo più. Perdo i sensi, sono morto, penso a mio padre. Forse era meglio morire in guerra, penso, poi non penso, svengo. Apro gli occhi, sono vivo, sono salvo, Europa, Lampedusa… sono vivo, neanche il mare mi ha voluto.

Ora cammino, vedo strade, ponti, muri… ora cammino tra la gente, ora sono libe- ro, dicono. Sono calmo, a volte, non sempre. Sempre, penso a chi è rimasto dall’al- tra parte del mare, troppo lontano per chi non sa nuotare.

Testimonianza di Mohammed, rifugiato somalo in Italia, letta da Erri De Luca per il CD Yayla – Musiche Ospitali.

Mohammed che non sa nuotare

Il mare non lo conoscevo, non lo avevo mai visto. Galleggiare, nuotare, mai fatto, mai provato, mai saputo. Mi dicevano: “il mare è buono, tre ore e arrivi in Europa. Stai calmo”. Non ero calmo quando aspettavo sulla spiaggia isolata, nascosto dietro gli scogli. Non ero calmo, nessuno lo era. Eravamo un centinaio. Di diversi paesi africani, tanti uomini, tutti giovani, alcune donne. Bambini, c’erano anche loro. Arriva un gommone vecchio, sporco, un odore terribile: Un gommone, pensavo il primo di una serie per far salire le persone, 10, 15 alla volta, forse 15 sono troppi…pensavo. Siamo saliti tutti: 97 su un solo gommone. Non arriveremo mai vivi. Moriremo in acqua… non so nuotare, il mare non lo conosco, al buio non lo vedo. Davanti a noi invece la morte la vedevamo tutti. Senza fare un fiato ci muoviamo, il mare calmo, il motore prima singhiozza, poi gira e va. Ma poi il mare prende forza, si agita, si alza: il mare si arrabbia ma noi non abbiamo fatto nulla. Il motore si ferma, siamo morti. Moriamo, uno, due, tre, spariamo e non ci vediamo più. Perdo i sensi, sono morto, penso a mio padre. Forse era meglio morire in guerra, penso, poi non penso, svengo. Apro gli occhi, sono vivo, sono salvo, Europa, Lampedusa… sono vivo, neanche il mare mi ha voluto. Ora cammino, vedo strade, ponti, muri… ora cammino tra la gente, ora sono libero, dicono. Sono calmo, a volte, non sempre. Sempre, penso a chi è rimasto dall’altra parte del mare, troppo lontano per chi non sa nuotare.

(Testimonianza di Mohammed, rifugiato somalo in Italia, letta da Erri De Luca per il CD Yayla – Musiche Ospitali).

 

Umani in alto!

Per il principio dei visi comunicanti, questi sguardi entrano in noi abitandoci per sempre, ogni qual volto vediamo e ricordiamo. Siamo passati al setaccio: se taccio annegano, se taccio consento, se taccio connivo.

Abbiamo migliaia di reputazioni da salvare in questo mare troppo aperto, tra bocche da sfamare e occhi chiusi per lutto, finché non ci svegliamo dal sonno delle distanze, perché non è tiranno il tempo ma chi fa strage d’istanti migranti, ammassati per non esser più ammazzati, spinti a fuggire per non morire di guerra nei loro paesi e non perire scappando nei nostri. Vedo la raccolta degli orfani nei campi profughi: strani fiori. Chi li coglie, chi li farà crescere?

I miracoli non esistono si fanno, basta solo non smettere di vedere, sentire, portare addosso. Nel visionario della lingua italiana alla voce “salvatore” è scritto: prese la terra, la unì, la diede a chi non l’aveva più e disse “prendetene tutti”. Continuiamo a cominciare, non smettiamo di fare e amare.

Si tengono a noi e noi dobbiamo tenere a ognuno di loro; tenere anche quella mano che s’aggrappa alla disperanza più assoluta, che è la stessa mano che dobbiamo dare tutti, per tirare su famiglia, per non farla sprofondare in un’atroce esistenza, per lasciare che queste donne continuino ad essere madri, che questi figli abbiamo ancora padri. Il mondo è già troppo orfano di tanti chi,

compresi noi che non vogliamo capire il Mors tua Mors mea Vita tua Vita mea. Parte del bene parte dal male. Toccheremo il fondo o fonderemo le nostre nuove profondità?

Che la parola “salve” non sia più solo un saluto.

Alessandro Bergonzoni (per il Centro Astalli)

 

Umani in alto!

Una volta sognai
di essere una tartaruga gigante
con scheletro d’avorio
che trascinava bimbi e piccini e alghe e rifiuti e fiori
e tutti si aggrappavano a me,
sulla mia scorza dura.

Ero una tartaruga che barcollava sotto il peso dell’amore

compresi noi che non vogliamo capi- re il Mors tua Mors mea Vita tua Vita mea. Parte del bene parte dal male. Toccheremo il fondo o fonderemo le nostre nuove profondità?

Che la parola “salve” non sia più solo un saluto.

Alessandro Bergonzoni (per il Centro Astalli)

molto lenta a capire e svelta a benedire.

Così, figli miei,
una volta vi hanno buttato nell’acqua e voi vi siete aggrappati al mio guscio e io vi ho portati in salvo
perché questa testuggine marina
è la terra che vi salva
dalla morte dell’acqua.

Alda Merini, 26 giugno 2008

 

Questi versi sono stati inviati a Lampedusa per l’inaugurazione della scultura “Porta di Lampedusa – Porta d’Europa” dedicata alla memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare. “La porta, alta 5 metri, è rivestita da una ceramica particolare che assorbe e riflette luce. Di notte, anche quella della luna. Sarà come un faro per la gente in mezzo al mare”, così lo scultore Mimmo Paladino spiega la sua opera.

La Porta si apre su un mare dove si stima che negli ultimi venti anni siano morte oltre ventimila persone tentando la difficile attraversata dalla Libia. La scultura vuole essere il simbolo di un’Europa che accoglie e protegge.

Per saperne di più navigando in rete

Spesso trovare notizie aggiornate sulla presenza dei rifugiati in Italia non è semplice e comunque non basta affidarsi ai TG  e a quotidiani nazionali. Ecco alcuni siti sempre aggiornati che possono aiutarvi ad approfondire la conoscenza di questa realtà. 

CENTRO ASTALLI: Sito del Centro Astalli con storie di rifugiati, notizie e approfondimenti sul diritto d’asilo in Italia

CIR-ONLUS: sito del Consiglio Italiano per i Rifugiati

VIAGGI DA IMPARARE: strumenti didattici sull’asilo proposti da UNHCR e Comitato Tre Ottobre

MELTING POT: notizie aggiornate su immigrazione e asilo in Italia e in Europa

COMITATO TRE OTTOBRE: sito del comitato promotore per l’istituzione del 3 ottobre come Giornata della Memoria e dell’Accoglienza

MINISTERO DELL’ INTERNO: sito del Ministero dell’Interno, sezioni “Cruscotto statistico giornaliero” e “I numeri dell’asilo”

 

3 ottobre giornata nazionale della memoria: è la data istituita con una legge nazionale per ricordare le vittime del naufragio del 2013 a largo di Lampedusa, durante il quale persero la vita centinaia di persone: 366 le vittime accertate, 20 i dispersi. Un giorno tragico che diventa emblema dell’ecatombe di uomini, donne e bambini che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo. Sarà una giornata per fare memoria e per conoscere le storie dei rifugiati.

Se vuoi approfondire con libri e film

Le vicende legate alle migrazioni e all’esilio hanno spesso ispirato scrittori e registi italiani e stranieri.
Numerosi i film e i libri che vi permetteranno di approfondire la realtà dei rifugiati.

CAMILLO RIPAMONTI, CHIARA TINTORI, LA TRAPPOLA DEL VIRUS, EDIZIONI TERRA SANTA, 2021

ANGELA CAPONNETTO, ATTRAVERSO I TUOI OCCHI, PIEMME, 2020

EDOARDO PONTI, LA VITA DAVANTI A SÉ, ITALIA, 2020

Scarica la scheda 6 del sussidio “Nei panni dei rifugiati”

Si consiglia il percorso didattico “Dietro la porta di casa nostra

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