Testimonianze

Volontari a mensa

Emma è, da molti anni, una volontaria della mensa del Centro Astalli. Le abbiamo chiesto di raccontare qualcosa di più rispetto alla sua scelta e alla sua esperienza.

Perché hai iniziato a fare volontariato?
Per un’idea di cittadinanza attiva che ho da sempre. Anche nel mio lavoro di insegnante di storia e filosofia ho cercato di trasmettere agli studenti qualcosa cose che non fosse solo un contenuto didattico, che li aiutasse a rapportarsi alla società con senso di responsabilità, che li rendesse attori più che spettatori. Il volontariato è un modo per continuare a coltivare questi valori.

Perché hai scelto il Centro Astalli?
Credo in un’idea di servizio agli ultimi che abbia a che fare con la giustizia più che con la generosità. Nel Centro Astalli ho sentito di poter condividere questo approccio.

Cosa ha suscitato in te conoscere la realtà dei rifugiati?
Le storie dei rifugiati non possono non coinvolgerti. Ti spingono a porti molti interrogativi, a cambiare il tuo approccio alla vita quotidiana, a relativizzare tante aspettative.

Quali le reazioni dei tuoi amici quando racconti questa esperienza?
Frequento persone di formazione laica, il mio impegno in un ambiente cattolico ha suscitato in loro un’iniziale diffidenza, ma poi hanno iniziato a guardare positivamente a questa mia esperienza. Alcuni sono diventati volontari, altri, pur non impegnandosi direttamente, sostengono in vario modo la causa dei rifugiati.

Anche Francesco, che ha solo 18 anni, ha scelto di essere un volontario della mensa. Abbiamo rivolto anche a lui domande simili.

Cosa vuol dire per te essere un volontario?
Significa dedicare tempo a qualcosa che solo in apparenza non mi riguarda direttamente. É certamente un servizio che risponde al bisogno di un’altra persona ma, per un volontario, accogliere quel bisogno, diventa una ricchezza.

Cosa motiva il tuo impegno?
Un senso di responsabilità verso la società in cui vivo, non priva di limiti che pesano soprattutto sulle persone più vulnerabili. Non penso di avere una soluzione, ma so che devo fare qualcosa, che non posso rimanere a guardare.

Quali le reazioni dei tuoi coetanei riguardo questa esperienza?
Alcuni amici prestano servizio in altre realtà quindi il racconto diventa uno scambio di vissuti. Tra coloro che non hanno mai svolto volontariato, invece, le reazioni sono diverse. Ad esempio, se si organizzano iniziative a cui non partecipo perché ho il turno a mensa, a volte gli amici ci scherzano su, poi, però succede che qualcuno rimanga colpito e che addirittura mi chieda consigli per impegnarsi in prima persona.

Suggeriresti ad altri questa esperienza?
Si, e credo anche che per viverla a pieno il servizio debba trasformarsi in un impegno anche al di fuori delle mura della mensa, tradursi in un atteggiamento quotidiano di attenzione all’altro.

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