I custodi del libro

La trama

La storia di un popolo in un libro: questa è la sfida di questo romanzo avvincente, che prende spunto da una vicenda vera. Si tratta delle vicissitudini del codice ebraico noto come Haggadah di Sarajevo, sopravvissuto alle devastazioni della guerra grazie all’interessamento di un bibliotecario musulmano. Non era la prima volta che il prezioso codice, realizzato in Spagna nel XIV secolo, veniva tratto in salvo in modo quasi miracoloso: nel 1941 un altro musulmano, Dervis Korkut, l’aveva sottratto ai nazisti, nascondendolo in una moschea. Fin qui la storia: ma Geraldine Brooks, usando come espediente narrativo l’accurato restauro a cui la protagonista Hanna Heath sottopone il volume dopo la guerra in Bosnia, cerca di immaginare anche le sue migrazioni precedenti: dalla Spagna, a Venezia, a Vienna. L’Haggadah e le sue miniature straordinarie diventano così testimoni di molte vite, di persecuzioni e fughe, ma anche di straordinari incontri e gesti di fraternità. Allo stesso tempo però aiuteranno Hannah a addentrarsi in un lato sconosciuto della propria storia personale, oltre che trascinarla in un’avventura irresistibile attraverso l’Europa contemporanea.

Neri Pozza 2008, 419 pp.

Un brano
“Nessun restauratore prendeva in mano quel libro da oltre un secolo. Esitai un istante – si trattava di un libro ebraico, quindi il dorso doveva rimanere a destra – e lo posai sulla gommapiuma. All’apparenza non aveva nulla di speciale. Di piccole dimensioni, ben si prestava a essere portato a tavola durante la cena rituale della Pasqua ebraica. Lo stile della rilegatura era tipico del diciannovesimo secolo e la copertina appariva logora e macchiata. All’origine, un codice splendidamente illustrato come la Haggadah doveva aver avuto una rilegatura ben più ricca e elaborata. Una pietanza prelibata non si serve su un piatto di carta. Immaginai incisioni in oro o argento, magari con inserti in avorio e madreperla… Ma quel volume chissà quante volte era stato rilegato nel corso della sua lunghissima esistenza”. (p. 23).

L’autore
Geraldine Brooks è nata nel 1955 a Sydney, in Australia. Ha lavorato come corrispondente di guerra per il Wall Street Journal (dove nel 1990 ottenne un premio per il miglior servizio di giornalismo dall’estero, grazie al suo lavoro in Africa, nel Medio Oriente, nei Balcani e nel Golfo Persico), per il New York Times e per il Washington Post. Dopo aver scritto due saggi di grande successo, si è dedicata alla scrittura di romanzi: il primo, Annus mirabilis (Neri Pozza, 2005) è stato un bestseller internazionale e il successivo, L’idealista (Neri Pozza 2005) è stato premiato con il Premio Pulitzer nel 2006.

Per riflettere, per discutere
“Spero di tutto cuore che questo sia l’ultimo libro che viene bruciato nella mia città” (p. 409). Salvare un libro dalla distruzione significa in primo luogo difendere la libertà di pensiero. La censura e il rogo dei libri, in molti periodi della storia, hanno rappresentato una forma di violenza molto grave, che ha portato a danni incalcolabili per intere comunità e correnti di pensiero. “Chi brucia i libri, presto o tardi arriverà a bruciare esseri umani”, diceva Heinrich Heine: anche la storia del Novecento ha purtroppo dato ragione al poeta tedesco.

Per approfondire
Gli ebrei sefarditi (cioè i discendenti degli ebrei fuggiti dalla Spagna in seguito alle persecuzioni del 1492) vivono ancora oggi in molti Paesi del Mediterraneo e anche in Italia. Sono portatori di un ricco patrimonio culturale, che dopo molti secoli li collega ancora alle origini iberiche. Un modo particolarmente suggestivo di conoscere questa particolare identità dell’ebraismo è la musica. Liliana Treves Alcalay si dedica da anni allo studio e alla diffusione dei canti sefarditi: nel suo libro Canti di corte e di judería (La Giuntina 2005, con CD allegato) mette a confronto i canti tradizionali degli ebrei (di cui si fornisce il testo, anche in traduzione italiana) con gli originali spagnoli a cui essi erano ispirati. Un viaggio affascinante dentro le note e dentro il tempo che rivela come ogni tradizione musicale sia scandita dai medesimi eventi del ciclo vitale dell’uomo – nascita, matrimonio, morte – e animata da sentimenti universali – amore, dolore, speranza, necessità di pace.

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